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LOW FI intervista con i Little Pony

Abbiamo parlato con i Little Pony di com’è nato il video, di com’è nata la coreografia all’interno dello stesso e di molto altro, ecco com’è andata!

Come avete lavorato con Benedetto Battipiede? Come è nata l’idea di questo video?

Con Benedetto c’è una collaborazione artistica che dura da anni e che non si limita a foto e video. E’ sua la tromba ad esempio sul finale di Never Know, brano inedito che abbiamo registrato durante il primo lockdown e di cui ha anche curato il relativo videoclip. Il video di Low fi nasce invece dall’idea di utilizzare il corpo come elemento narrativo. Il testo del brano, con lo stile che caratterizza la scrittura di Ryan (voce, sax, efx), parla fondamentalmente della ricerca dell’essenziale.

A volte può essere simile ad una lotta, magari intima magari no, altre è più come ballare appunto. L’importante è seguire il flusso e trovare il proprio modo, la propria ispirazione. Ne abbiamo discusso a lungo con lui su come rendere visualmente questo concetto e Benedetto ha poi saputo trovare il giusto “sguardo” per raccontarlo con le immagini.

Quali indicazioni sono state date alla ballerina Lia Gusein-Zadé?

L’idea alla base del video è fortemente ispirata dalla danza contemporanea e da qui la scelta di farlo interpretare da Lia Gusein-Zade’ (ballerina/attrice) di cui Marco (il bassista) ne segue da anni il lavoro. Eravamo tutti d’accordo nel seguire una precisa linea estetica dove la fotografia, amalgamandosi alla danza, convulsa, a tratti scattosa, potesse essere un tutt’uno con il groove del brano.

Anche con Lia c’è stata subito una forte intesa ed era da prima del covid che volevamo fare qualcosa insieme che unisse le nostre personalissime forme di espressione artistica. Low fi ce ne ha dato l’occasione. Sia Ben che Lia hanno saputo interpretare le nostre linee guida narrative ma c’è tanto della loro professionalità e creatività all’interno di questa collaborazione che, come tutto quello che facciamo, nasce da intese, affinità, gioco e tanto lavoro di squadra.

Quali sono le vostre influenze che virano sul lato rap e hip hop? E dove le possiamo ritrovare?

I nostri ascolti Rap ed Hip Hop, a parte i nomi altisonanti della scena americana, trovano le radici piuttosto in quelle band che per noi sono state cult negli anni 90, Rage Against the Machine, Beasty Boys, Suicidal Tendencies, Cypress Hill.. insomma, roba suonata. Anche se Eminem può essere vagamente citato. Ma lo stile di Ryan va più che altro sullo spoken word. La nostra non è e non vuole essere una band hip hop o rap, questa per noi è solo una piccola sfaccettatura sonora.

Voodo We Do” è il vostro nuovo album. A cosa fa riferimento il titolo?

Il nostro Voodoo è quel modo di esorcizzare le storture di ogni giorno. Vuole essere quello guardo infantile, lo sguardo dei bambini, che sono capaci con la loro fantasia, di superare ostacoli che sembrano invalicabili per noi adulti. Non vuole essere una regressione, al contrario, deve essere il nostro recupero della capacità di meravigliarsi verso le cose. D’altra parte l’ arte, la cultura è meraviglia ed è soprattutto un fatto sociale, come appunto i giochi del bambini.

Cosa accadrà adesso per il progetto Little Pony?

Stiamo procedendo con la promozione del disco, sia sui social sia live. Uscirà a breve un video live in studio, sempre per Soundinside Record. Poi penseremo a prossime registrazioni questo autunno.

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Roberto

Appassionato di Musica, mi piace ascoltare i brani degli artisti emergenti e condividerli con il pubblico.

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