
Vinci Ferrer non ha fretta di arrivare al punto, e infatti “Luce” si prende tutto il tempo necessario per costruire un crescendo che parte da un pianoforte quasi timido e finisce in un abbraccio corale pieno di voci. Il verso “Sarà come galleggiare a pieni nudi senza il mare e percepire l’aria” è probabilmente il momento testuale più originale del pezzo, un’immagine che esce dai soliti cliché del genere e restituisce una sensazione fisica, quasi tattile, di leggerezza e vulnerabilità insieme. Il brano affronta un’assenza dolorosa, ma lo fa con un linguaggio che guarda avanti più che indietro, e questo lo rende meno cupo di quanto ci si aspetterebbe. Musicalmente, il pop-soul di “Luce” si muove su territori già esplorati dal cantautorato italiano più melodico degli ultimi anni, ma il coro gospel aggiunge un elemento distintivo che allontana il brano da qualsiasi effetto già sentito altrove. Il progetto artistico firmato Joe Santelli lascia molto spazio alla voce, senza riempire ogni angolo con strumenti superflui, e questo equilibrio si sente. “Luce” è un brano che funziona sia come ascolto distratto, per la sua immediatezza melodica nel ritornello, sia come ascolto attento, per la ricchezza di dettagli che emergono col passare dei minuti. La voce di Vinci Ferrer, mai forzata nemmeno nei picchi più alti, resta il filo conduttore che tiene insieme le diverse anime del pezzo, dalla strofa raccolta all’esplosione corale finale. È un brano che si lascia ascoltare senza pretese, ma che lascia comunque qualcosa addosso una volta finito.




