COPERTINA

Contro l’annientamento: l’urlo politico e necessario di “AURA impossibile”

Accostarsi alla produzione discografica delle ultime generazioni significa spesso fare i conti con una marcata polarizzazione estetica: da una parte l’ipertrofia autobiografica del diario intimo, dall’altra un disimpegno algoritmico mascherato da ironia post-moderna. L’arrivo di AURA impossibile, il nuovo album firmato da Samuele CYMA, scardina radicalmente questa dinamica, provando che la frattura emotiva del singolo può trasformarsi, senza retorica moralista, nel sismografo più fedele delle macerie collettive del nostro tempo.

Concepito come una soglia instabile dove ogni certezza implode, il disco rifiuta di considerare il concetto di “aura” come una semplice astrazione metafisica. Qui l’aura è uno strappo percettivo, una sensazione di vertigine e smarrimento che accomuna chi osserva un pianeta devastato da conflitti endemici e diseguaglianze senza possedere alcuno strumento concreto per fermare il disastro. Se nella prima facciata dell’opera tracce come PWNe (Pulsar Wind Nebula) proiettano il dolore individuale su scale cosmiche e siderali — tra vertigini IDM, tensioni neoclassiche e il lancinante assolo di chitarra affidato a Ruggero Fornari —, è sul secondo lato del vinile che il discorso acquista una valenza civile di abbacinante chiarezza.

Il punto di rottura coincide con prima pioggia. Registrata spogliando l’arrangiamento da filtri e patine sintetiche, la traccia espone la voce nuda di CYMA al graffio profondo del sax baritono di Federico D’Angelo e al drumming spezzato di Giovanni Iacovella. Il testo non usa metafore elusive, ma sferza la coscienza di chi ascolta denunciando l’arbitrarietà violenta dei confini geopolitici: «Compasso sulla sabbia non ha diritto / ma solo sangue senza umanità». Il riferimento all’annientamento e al genocidio subito dal popolo palestinese si radica dentro il tessuto sonoro non come un proclama ideologico sovrapposto, bensì come una ferita insanabile della storia. L’arrangiamento, che culmina in una deflagrazione rock-grunge serrata, trasforma la rabbia in un atto di resistenza condivisa.

L’umanità che CYMA canta non coltiva illusioni salvifiche; al contrario, sceglie di resistere nell’unico spazio rimasto inviolato: il contatto viscerale tra due corpi che rifiutano di lasciarsi sopraffare dall’odio («Con la tua mano non permetterò / Non perderò anche te»). Registrato con un ensemble acustico formidabile, il disco approda infine al silenzio delle macchine con impossibile, congedo per soli archi e chitarre. AURA impossibile consegna così un ritratto generazionale spietato ma profondamente vitale, dove l’atto di non lasciarsi annientare resta l’ultima, indomita forma di dignità.