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Oltre l’abisso del patriarcato: la riscrittura del mito in “Sirena”

Da Omero a Nabokov, attraversando i chiaroscuri pittorici di Klimt e le sinfonie wagneriane, la figura della sirena è stata storicamente confinata nel perimetro della colpa e della perdizione. Creatura mostruosa prima, ammaliatrice letale poi, la donna acquatica ha incarnato le paure ancestrali del desiderio maschile: una forza selvaggia e imprendibile che, per essere raccontata, doveva necessariamente essere punita o neutralizzata. In Sirena, singolo di punta estratto da Un bacio di fortuna (Vol. 3), Anastasia Anniemore24 compie un’operazione filologica e culturale di grande spessore: ribaltare il punto di vista e restituire a questa creatura il diritto di narrare se stessa.

Interpretato con austera eleganza da Vanessa Berni, il brano dissolve il topos della femme fatale per far emergere la consapevolezza di un sé che rifiuta di essere ridotto a mero oggetto del desiderio o a pericolo da schivare. Nei versi scritti da Anastasia (“Le mie trecce le sciolgo e trasformo in reti / poi le lascio alle correnti profonde, segrete”), la metamorfosi non è una trappola per marinai ignari, ma una riappropriazione della propria natura. C’è una fierezza antica e al contempo lucidissima nel canto che sfida le convenzioni culturali. Le voci sussurrate in lingua russa, che s’intrecciano ai flauti etnici e ai riverberi acquatici curati in studio con Fabio Vaccaro, richiamano la rusálka slava, figura liminale che abita i confini tra vita e morte, natura e civiltà.

Questo dialogo tra mitologie diverse serve a smantellare l’archetipo patriarcale: la voce non è più l’incanto che conduce al naufragio, bensì una dichiarazione di libertà incondizionata. La donna che abita il brano è padrona del proprio spazio; non chiede assoluzione, né cerca approvazione. La produzione asseconda questa tensione drammatica costruendo un ambiente sonoro ipnotico, dove l’arpa celtica assume connotati rituali e le risate campionate in sottofondo spogliano il personaggio di ogni traccia di vittimismo.

L’intero EP si rivela, sotto questa lente, un’esplorazione polifonica dell’identità. Se in Questa notte Cecilia Quad canta la ferita velenosa di un legame tossico trasformata in corazza, in Sirena il riscatto è già compiuto: la protagonista osserva le barche che faticano a tornare e rivendica il proprio regno senza compromessi. Un’opera necessaria per comprendere come la canzone d’autore possa farsi veicolo di una profonda decostruzione degli stereotipi di genere.