
Ci sono dischi che si ascoltano e dischi che si abitano per un po’. “BaronBlanc” appartiene alla seconda categoria, soprattutto nei momenti più scarni e notturni, dove la voce di BaronNoir smette di essere accompagnata e diventa protagonista assoluta. Il resto del disco oscilla tra momenti più luminosi, come “Nubes” con la sua veste orchestrale calda, e episodi più enigmatici come “7 coniglio”, dove il testo si fa quasi rituale, evocando un passato mitico che non si lascia interpretare facilmente. È un disco che non spiega tutto, e questa reticenza è parte del suo fascino. In “Invano”, forse il punto più nudo del disco, canta: “vorrei andare sulla luna per guardare meglio la terra”. Una frase che sintetizza perfettamente lo spirito di tutto l’album: la necessità di prendere distanza per vedere meglio le cose, di allontanarsi per capire cosa si è lasciato indietro. Il blues di questa traccia è oscuro e arcaico, e quella distanza diventa quasi fisica nell’arrangiamento scarno. Un viaggio che vale la pena fare con attenzione, magari più di una volta.






