Risvegliare le coscienze: la visione autentica e senza filtri di Roberto Vallerignani

Sulle pagine di Diffusioni Musicali, il cantautore approfondisce la radice civile del suo fare musica e il legame inscindibile con la sua terra, l’Umbria. Attraverso l’invito esplicito a “farsi domande”, Vallerignani denuncia l’indifferenza collettiva verso i drammi del mare ed esplora le sue contaminazioni visive e sonore, fino a tracciare la rotta per un futuro ritorno alla regia cinematografica.

Qual è stato il momento esatto in cui hai compreso che la forma-canzone sarebbe stata lo strumento ideale per dare voce alla tua urgenza narrativa e civile?

È stato nel periodo in cui ho “giocato” a fare il produttore di una cover band di Fabrizio De Andrè, gli Amico Fragile. Lì è nata la voglia di provare a fare musica d’autore, provando a lavorare su messaggi non proprio convenzionali.

Che legame mantieni con le tue radici territoriali e con l’ambiente artistico che ti circonda: ti senti parte di una comunità di autori e musicisti con cui condividere visioni e tematiche?

Il legame col mio territorio è forte. Tante volte mi è stato consigliato di approdare a Roma per cogliere le opportunità. Ma io non so chiedere né fingere. E l’Umbria è un bel posto dove vivere. Il successo lo lasceremo alla prossima vita.

Se dovessi riassumere l’anima e l’impatto emotivo di “Ballarò” in sole tre parole, quali sceglieresti?

Ne scelgo due: facciamoci domande.

Nel testo di “Ballarò” emerge con forza il tema dell’indifferenza sociale di fronte alle tragedie del nostro mare: c’è un verso in particolare a cui senti di essere più visceralmente legato?

Culla di culture. Come può una culla di culture abbruttirsi nell’indifferenza? Attenzione, la questione è contagiosa, dilaga anche nelle menti più educate al pensiero. È questa la parte più pericolosa. La distinzione fra noi e gli altri è terribile. E, se permetti, trovo terrificanti anche i silenzi comodi di chi non si vuole esporre.

Ti capita mai di riascoltare le tue composizioni passate e che sensazione provi nel confrontarle con la maturità sonora ed etica raggiunta oggi con “Ballarò”?

Ho fatto un album molto vicino al progressive, una colonna sonora di impronta rock, un’altra addirittura quasi classica e un lavoro jazz, di cui un inedito fa da bonus track all’album. Spaziare mi piace assai.

Tra musica d’impegno, scrittura e sperimentazione visiva – come la scelta di unire intelligenza artificiale e filmati reali della Guardia Costiera nel videoclip –, verso quale direzione pensi che proseguirà il tuo viaggio espressivo?

L’idea era di evidenziare più veridicità nel reale che nella fiction. Mi stuzzicava questa cosa.

Ora, il mio sogno è tornare a realizzare un lungometraggio. Ho una sceneggiatura ambientata alla fine del 1800: la situazione di allora è molto simile a quella attuale: dopo una crisi economica arriva una forte immigrazione dovuta a una nuova rivoluzione industriale, caos sociale e venti di guerra. Infine, la possibilità di realizzazione di una bambina povera attraverso la musica. Mi stuzzica molto. Ma prima dovrei vincere a qualche lotteria per trovare i fondi.