In un panorama discografico globale dominato da tracce costruite interamente “in the box”, dove i sintetizzatori virtuali hanno preso il posto degli strumenti veri e l’autotune ha livellato ogni sfumatura espressiva della voce umana, imbattersi in un’opera come “Inni generazionali” provoca un piacevole shock culturale. Il primo Lp di Tommaso Imperiali è un atto di fede nei confronti del rock classico, un lavoro che profuma di legno, valvole surriscaldate e sudore da sala prove. Fin dalle prime battute, appare evidente come il giovane cantautore abbia speso anni ad assimilare i dischi che hanno fatto la storia della musica, sviluppando un amore viscerale per quel suono expanded tipico della costa orientale americana.
Il fantasma artistico di Bruce Springsteen, in particolare quello più intimo di Darkness on the Edge of Town o quello cinematico di The River, aleggia benigno in tutto il disco, ma viene attualizzato attraverso la lente dinamica di Zach Bryan e Sam Fender. L’architettura dell’album è studiata per valorizzare i contrasti. Si parte con la malinconia folk-acustica di “Raccogli”, un pezzo introspettivo dominato dalla chitarra acustica, per poi accendere i motori con i riff elettrici di “Qualcuno ha visto Elvis”. In questa traccia, l’organo Hammond tesse una tela armonica avvolgente, dialogando con la chitarra solista di Daketo in un crescendo che sembra pensato appositamente per scuotere le fondamenta dei live club.
Il lavoro di missaggio e produzione svolto da Lorenzo Cazzaniga merita un plauso a parte. Cazzaniga ha scelto di non “iper-produrre”, mantenendo intatta la spazialità tridimensionale degli elementi. La batteria di Elio Rivagli, presente nella splendida traccia che dà il titolo al disco, ha un suono grosso, naturale, d’altri tempi, capace di dare una spinta propulsiva straordinaria a tutto l’arrangiamento. I testi di Imperiali evitano le metafore cervotiche per andare dritti al punto, sorretti da melodie vocali che si stampano nella mente al primo ascolto. Per chiunque sia cresciuto a pane e rock classico, questo vinile non è solo un ascolto consigliato: è una necessità che riconcilia con la musica suonata per davvero.








