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Bologna e l’Isola d’Elba: la doppia geografia de “La nuova era” di MaDai

Dietro “La nuova era” c’è una biografia molto precisa, quella di Maurizio Daidone, che dopo anni di lavoro come tecnico e progettista ha scelto di raccontarsi attraverso la musica con lo pseudonimo MaDai. Questa doppia vita, tecnica e artistica, resta percepibile in tutto il disco: c’è una cura quasi ingegneristica nella costruzione dei testi, capaci di reggersi su poche immagini ripetute e variate con precisione, e allo stesso tempo un’urgenza emotiva che tradisce tutt’altro che un approccio freddo. Bologna e l’Isola d’Elba, le due geografie dichiarate dall’artista, non vengono mai nominate esplicitamente nei testi, eppure si percepiscono come due poli opposti: la città come luogo delle radici e delle responsabilità, l’isola come spazio di trasformazione e possibilità. “Inverso”, con il suo mondo capovolto dove il passato diventa l’unica proiezione di futuro, sembra la sintesi più riuscita di questa tensione tra chi si è stati e chi si sta diventando, e in certi passaggi richiama la scrittura più visionaria di un cantautore come Motta, capace anche lui di piegare immagini quotidiane verso derive quasi oniriche. Qualche perplessità resta invece sulla sequenza dei brani: alcune tracce dal tono più simile si trovano vicine tra loro, e un diverso ordine di ascolto avrebbe forse valorizzato meglio i contrasti già presenti nel materiale. È un dettaglio che non compromette il valore dei singoli brani, ma che si nota scorrendo l’intero disco senza pause. Nel complesso, “La nuova era” racconta con onestà un cambiamento vissuto sulla propria pelle, senza filtri estetizzanti né scorciatoie narrative.

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