La tempesta gentile

“Assenza e Rumore”: la recensione del nuovo album de La Tempesta Gentile

Fare shoegaze senza affidarsi alla chitarra non è esattamente la scelta più scontata. La Tempesta Gentile parte proprio da qui. Fin dagli inizi il basso di Luca Canei, trattato e stratificato, si è preso uno spazio che normalmente appartiene alle chitarre. In “Assenza e Rumore” questa caratteristica rimane, ma intorno cambia molto.

La novità principale è l’ingresso stabile di Ilaria Past ai synth e all’elettronica, accanto a Luca Canei e Giovanni Artioli. La Tempesta Gentile diventa così un trio e allarga anche il proprio suono. Se nel precedente “LTG” lo shoegaze aveva un ruolo centrale, nel nuovo disco è solo una delle direzioni percorse dalla band.

Dentro “Assenza e Rumore” trovano spazio elettronica, trip-hop, ritmiche meno lineari e l’handpan. Uno strumento che potrebbe sembrare lontano da un suono fatto di distorsioni e stratificazioni, ma che riesce a inserirsi bene negli arrangiamenti, soprattutto nei momenti in cui basso e synth diventano più densi.

Il risultato non è una semplice somma di generi. Le diverse influenze entrano continuamente in contatto e contribuiscono a dare ai brani un carattere diverso.

“Pianeta Interno” parte dall’immagine di un corpo celeste che può esistere anche quando non riusciamo a vederlo e la utilizza per parlare di distanza e presenza. “FANTASMA” si sposta invece sul tema dell’omologazione, raccontata attraverso l’immagine di una corrente che rischia di trascinare tutto con sé. Al centro rimane una domanda: quanto di quello che scegliamo e ascoltiamo nasce davvero da noi?

Con “Aral” il riferimento al lago quasi scomparso diventa il punto di partenza per raccontare una relazione che si è progressivamente svuotata. È uno dei brani in cui il titolo dell’album acquista maggiormente senso: qualcosa può non esserci più e continuare comunque a lasciare una traccia.

Non tutto, però, ruota intorno alla perdita. “Fuori Dai Guai” parte dall’idea di una vita senza problemi per interrogarsi su quanto una tranquillità assoluta possa finire per togliere spazio anche agli stimoli e ai desideri. “Linea Unica”, che la stessa band definisce con ironia “reggaze”, mostra invece un lato più giocoso e meno prevedibile del disco.

Con “Invisibile”, “Le Sfere Di Cavendish” e le due “Vertigine” emergono soprattutto fragilità, attrazione e paura di perdere il controllo. “Vertigine I (Fragilità)” mette insieme diverse anime sonore del trio, mentre “Vertigine II (El Capitan)” riprende quella sensazione di instabilità e la porta davanti all’immagine del precipizio.

A chiudere il disco è “Sogno Elettrico”. Il sogno diventa il luogo in cui è ancora possibile ritrovare qualcuno che nella realtà non possiamo più raggiungere. Al risveglio, però, quella presenza scompare di nuovo.

“Assenza e Rumore” racconta quindi una La Tempesta Gentile diversa rispetto agli esordi. Lo shoegaze rimane nelle fondamenta, ma non basta più a definire il progetto. Elettronica, basso, handpan e ritmiche differenti trovano progressivamente un loro equilibrio, dando al trio una direzione più ampia e riconoscibile.