Se avete passato gli ultimi anni a sentirvi costantemente nel posto sbagliato, allora l’esordio di Kostja è il disco che stavate aspettando. Si intitola Drift Migration, esce il 5 giugno per Pluma Dischi, e prende il nome da quel fenomeno per cui gli uccelli, spinti dal vento cattivo, finiscono fuori traiettoria e decidono che va bene così, che tornare indietro costerebbe troppo. Una metafora perfetta per una generazione abituata a ricalcolare il percorso ogni due blocchi di vita.
La cosa incredibile di questo album è che, nonostante un sound monumentale che spazia dall’avant-pop all’elettronica da club d’avanguardia fino alla musica da camera, è stato registrato quasi per intero dentro un appartamento. Un miracolo artigianale firmato da Konstantin Gukov, che ha scritto, prodotto e mixato otto tracce capaci di suonare intime come un segreto sussurrato sul divano e vaste come un temporale sopra la città.
La cifra stilistica del disco è il contrasto: da una parte un’elettronica minimale e scura, dall’altra il calore acustico di una vera e propria sezione di legni (oboe, fagotto, flauto, clarinetto) e incursioni jazz-folk. Il pezzo d’apertura, Nothing But Dust, cattura quella paralisi tipica di quando si hanno troppe opzioni a disposizione e nessuna certezza, crescendo lentamente fino a un finale liberatorio. Subito dopo, Vacuum ci scaraventa in un incubo pop surrealista, guidato da una voce baritonale profonda e magnetica che tiene insieme l’intero lavoro.
Kostja non ha paura di osare. Nella title track inserisce ritmi brasiliani sotto un tessuto synth-pop, mentre in Is This Going Down? affronta a viso aperto il mostro dell’ansia sociale, dividendo il microfono con la voce eterea di Eleonora Elettra Franchina. C’è molta letteratura dentro questo album (da Steinbeck in Flight a Kipling nella splendida traccia finale Akela), ma non c’è mai accademismo. Anche quando l’arrangiamento si fa complesso, come il quartetto di legni che sorregge la bellissima Stranded Fish, l’emozione resta nuda, divisa tra la nostalgia dei pomeriggi da bambini e l’alienazione metropolitana del presente. Un debutto coraggioso, libero e profondamente umano.




