
Fate, folletti, fiori bianchi e fragole rosse. C’è un rischio preciso nell’affidarsi a un immaginario così marcatamente fiabesco, ed è quello di scivolare nel generico, in quel territorio dove tutto suona già sentito e niente graffia davvero. “Magia” ci si avvicina in certi momenti, senza però caderci del tutto. La voce di Picchiani salva molto. Ha una consistenza reale, costruita su anni di lavoro dal vivo, e anche nei passaggi più levigati degli arrangiamenti di Emiliano Torquati si percepisce qualcosa di non artificiale. Aurora Cabiddu nei cori aggiunge una dimensione che alleggerisce il brano senza renderlo banale. Il problema semmai è altrove. Il testo si muove su un piano molto simbolico, quasi astratto, e chi cerca un gancio emotivo concreto potrebbe fare fatica a trovarlo. Le immagini si stratificano senza mai appoggiarsi su una scena precisa, su un dettaglio che dica qualcosa di specifico. È una scelta, non un difetto tecnico, ma divide: c’è chi ci entra e chi resta fuori. Il videoclip di Stefano Cesaroni, primo di una trilogia, potrebbe fare la differenza. Spesso sono le immagini a dare un ancoraggio a certi testi che da soli galleggiano. Per ora “Magia” è un singolo che piace a chi ama il pop melodico ben confezionato, ma che lascia qualche domanda aperta su cosa voglia dire davvero.




