ESCE PER AVANTSOUND, LA SIDE LABEL DELL’ETICHETTA SICILIANA ISULAFACTORY DEDICATA ALLA MUSICA SPERIMENTALE, IL PRIMO ALBUM DELL’ARTISTA DI STANZA A BOLOGNA E VINCITORE DEL PREMIO “LUCIO DALLA 2026” PER LA CATEGORIA “PRODUCERS”

Ex Marmore, esordio di BENVENUTI, è un lavoro che prova a sottrarre la musica alla sua dimensione più astratta per ricondurla con forza al presente, al concreto, al politico. Costruito tra campionamenti industriali e cori provenienti da manifestazioni pro-Palestina, l’album nasce in poco più di due settimane, mantenendo addosso tutta l’urgenza espressiva e la necessità di fissare un preciso contesto storico e sociale. Il risultato è una testimonianza sonora diretta, che non cerca mediazioni ma anzi rivendica il proprio legame con la realtà.
La scelta del latino classico non è soltanto estetica: diventa un dispositivo concettuale, un modo per confrontarsi con una lingua fondativa della cultura europea e, al tempo stesso, con le sue contraddizioni. Questo elemento contribuisce a creare una distanza straniante che amplifica il contenuto politico dell’opera.
L’apertura è affidata a “A1”, sei minuti sospesi tra field recordings, bordoni e organi, che evocano un’autostrada bloccata, immobile, cristallizzata nel tempo. È un inizio che funziona come dichiarazione d’intenti: il suono non accompagna, ma documenta, si stratifica fino a diventare ambiente.
Con “Ut Fama” il disco prende una direzione più dinamica: ispirato alla figura virgiliana della Fama, il brano traduce in termini sonori la diffusione incontrollata della voce e della rabbia, attraverso synth che si aprono e si saturano progressivamente, costruendo una tensione crescente.
Il momento più esplicitamente drammatico arriva con “La conferenza di Wannsee”, un crescendo denso e opprimente, fatto di sample e archi compressi. Il riferimento al testo di Hannah Arendt non è casuale: qui la musica diventa riflessione sulla relazione tra decisione politica e conseguenze storiche, riuscendo a evocare un senso di inevitabilità inquietante.
“Ignes” e “Urbes” riportano l’ascoltatore dentro la materia viva della protesta. Se il primo mantiene una continuità narrativa con la traccia precedente, il secondo spezza il flusso e immerge direttamente nel caos delle manifestazioni, tra sirene, elicotteri e voci sovrapposte.
“Oppidum” introduce una parentesi solo apparentemente più dolce: una ninna nanna sintetica che nasconde un’ambiguità latente, mentre “Cruore Sumud Flotilla” esplicita l’immaginario del disco con un’immagine potente e disturbante, che non ha bisogno di essere spiegata per colpire.
La title track chiude il lavoro chiarendone definitivamente la natura di manifesto. Qui emerge anche l’unico elemento strumentale più riconoscibile, una chitarra acustica che si inserisce in un tessuto sonoro altrimenti privo di ritmica tradizionale. Il verso centrale sintetizza l’intero progetto, rendendo esplicita la presa di posizione politica.

Nel complesso, Ex Marmore si muove in un territorio sperimentale e cinematografico, richiamando per atmosfere e approccio artisti come Tim Hecker, il Franco Battiato più radicale, i CSI, Brian Eno, Robert Wyatt e i Nine Inch Nails. Tuttavia, più che una somma di influenze, il disco appare come un tentativo coerente di utilizzare l’avanguardia come strumento politico.
Non è un ascolto facile né immediato, e proprio per questo risulta significativo: Ex Marmore non cerca di piacere, ma di incidere. È un lavoro che documenta, interroga e, soprattutto, prende posizione.
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