Copertina Album Hunting Ghosts The Smoke Mirrors (2)

“Hunting Ghosts” tra stratificazioni emotive e rigore compositivo

“Hunting Ghosts” dei The Smoke Mirrors è un lavoro che si muove con sicurezza tra suggestioni progressive e aperture più contemporanee, mantenendo una coerenza interna che si percepisce già dalle prime battute di “All The Rest”. L’uso del mellotron richiama una tradizione precisa, ma non appare mai come un esercizio nostalgico. Piuttosto, diventa uno strumento funzionale a costruire una tensione emotiva che attraversa tutto il progetto artistico. Il percorso prosegue con la title track, dove la struttura inizialmente quasi trap evolve in un impianto rock più stratificato, culminando in un assolo che richiama chiaramente certe soluzioni timbriche di Brian May. L’alternanza tra pieni e vuoti sonori è uno degli elementi più convincenti dell’album, così come la capacità di modulare le dinamiche senza perdere intensità. “Disillusion” rappresenta uno dei momenti più solidi sotto il profilo compositivo, grazie a un tema di chitarra incisivo e a una linea vocale che trova nella voce di Lidia una resa particolarmente efficace. Tuttavia, nella parte centrale del disco si percepisce una leggera dispersione, soprattutto in “Silent Tears Blues”, dove l’idea di contaminazione bossa-nova resta interessante ma non completamente sviluppata sul piano ritmico. Non si tratta di un limite grave, ma di un passaggio che sembra interrompere momentaneamente la compattezza costruita fino a quel punto. “Into The Fire” riporta energia con un taglio più accessibile, arricchito da un sax che introduce un colore anni Ottanta senza risultare forzato. Il disco raggiunge però il suo vertice espressivo con “Light As Feathers”, una traccia complessa che lavora su stratificazioni progressive e su una costruzione quasi circolare, dove il pianoforte e le percussioni creano una dimensione sospesa. Qui il senso di perdita e di ricerca trova una traduzione sonora particolarmente riuscita. La seconda parte dell’album mantiene un buon equilibrio tra introspezione e apertura melodica, con “Lunar” e “Blue Skies” che ampliano il respiro del lavoro, mentre “White” introduce una componente più personale e diretta. “Silence”, nella sua veste acustica, chiude il disco con una scelta coerente, sottraendo elementi invece di aggiungerli. Nel complesso, “Hunting Ghosts” si distingue per una scrittura attenta e per una ricerca sonora che non si limita a replicare modelli già noti.

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