Esiste un momento, nella carriera di un’artista, in cui la ricerca interiore devia dai sentieri battuti per risalire alle sorgenti della storia. Per Stefania Piovesan, cantautrice e vocalist torinese, questo passaggio appare non solo come una maturazione artistica, ma come una vera e propria missione culturale. Dopo aver segnato l’era del pop-dance anni 2000 collaborando con giganti come gli Eiffel 65 e Gabry Ponte, la Piovesan compie un salto audace e necessario nel cuore della musica etnica con il suo nuovo progetto: “Canzoni da Israele”.

Un’architettura di pace tra antico e moderno
L’album non è una semplice raccolta di canti tradizionali, ma un’esplorazione curata e rispettosa del panorama musicale ebraico, impreziosita dagli arrangiamenti di Paolo Amodeo e dalla sapiente rifinitura tecnica di Aldo Bergamasco (Mix e Mastering). In un’epoca segnata da lacerazioni profonde, la Piovesan sceglie la via della moderazione, cercando i punti di contatto tra la tradizione ebraica e quella araba, unite da radici semitiche e da un ancestrale desiderio di armonia.
Il viaggio attraverso i brani
L’apertura è affidata a “Shalom Aleichem”, un saluto di pace che trasporta immediatamente l’ascoltatore nell’atmosfera dello Shabbat. La voce della Piovesan si muove con grazia e rispetto, trovando picchi di intensità emotiva in “Abun d’bashmaya”, una versione in aramaico del Padre Nostro che funge da cerniera spirituale tra cristianesimo e radici semitiche.
Non mancano i momenti di esaltazione collettiva e fratellanza:
- “Hine ma tov” e “Gam gam” (quest’ultima celebre per le sue numerose declinazioni pop) sprigionano un’energia cinetica che invita alla danza e alla condivisione.
- “Yerushalayim shel zahav” (Gerusalemme d’oro) viene trattata con una nostalgia composta, restituendo alla melodia la sua carica storica e la sua sacralità identitaria.
- Il disco si chiude con “Hatikva”, l’inno della speranza. Qui, la voce si fa interprete del sogno universale di avere un luogo sicuro, lontano dall’odio, trasformando un inno nazionale in un manifesto di umanità.
Perché ascoltarlo
“Canzoni da Israele” è un lavoro coraggioso. Riesce a spogliare brani celebri (come la festosa “Hava nagila”) dalla loro patina puramente folcloristica per restituire loro una dignità meditativa. L’approccio di Stefania Piovesan è quello di una ricercatrice che non vuole imporre, ma invitare all’ascolto.
In questo disco, la musica smette di essere un confine e diventa un territorio comune. È un ascolto caldamente consigliato a chiunque creda che la riscoperta delle radici sia l’unico modo per fiorire in un futuro di pace.
Dove ascoltare il disco
Crediti dell’album:
- Voce: Stefania Piovesan
- Arrangiamenti: Paolo Amodeo
- Mix e Mastering: Aldo Bergamasco
- Genere: World Music / Etnica / Antica
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