Abum di 7 tracce pubblicato il 23 gennaio dalla neonata Avantsound, side label della siciliana Isulafactory. Dal 20 febbraio anche in formato CD su Bandcamp.com
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Con u/nu, il compositore costruisce un’opera elettroacustica che si muove sul crinale instabile dell’identità contemporanea, assumendone la frammentazione come principio formale e poetico. Ispirato al film sperimentale Umano non umano (1969) di Mario Schifano, il ciclo di sette composizioni traduce in suono una riflessione sul soggetto come entità discontinua, attraversata da sguardi molteplici, memorie parziali e stratificazioni tecnologiche.
L’identità, qui, non è mai intesa come dato stabile, ma come processo: personale e collettivo, biologico e mediato, intimo e geografico. Il progetto mette in tensione l’identità virtuale — costruita, performativa, talvolta artificiale — con quella profonda e opaca dell’esperienza vissuta, lasciando che il conflitto emerga non a livello discorsivo, ma nella materia stessa del suono. La scelta di un’estetica glitch “attualizzata” non è citazionistica, bensì strutturale: l’errore, la discontinuità e l’instabilità diventano metafore operative di un io continuamente ricodificato.

Dal punto di vista tecnico, u/nu si distingue per una radicale coerenza metodologica. L’intero universo sonoro è generato a partire da fonti originali: patch in Max/MSP, pratiche di no-input mixing, field recordings, modelli vocali basati su intelligenza artificiale (RAVE) e, soprattutto, l’impiego di sensori Arduino in grado di rilevare dati biometrici come il battito cardiaco e la risposta galvanica della pelle. L’assenza deliberata di sintetizzatori commerciali e VST rafforza l’idea di un suono non “preso in prestito”, ma prodotto, filtrato e trasformato come materia viva, attraversata dalla memoria dei corpi e dei luoghi.
Particolarmente significativa è la decisione di estendere l’uso dei sensori biometrici ad altri soggetti, inclusa la figlia di cinque anni del compositore. Questo gesto apre l’opera a una dimensione etica e relazionale: l’identità non come proprietà individuale, ma come campo condiviso, fluido, in divenire. Il dato biologico, anziché garantire un’illusione di autenticità, viene reso instabile, tradotto, mediato, rivelando la sua natura già interpretata.
La struttura modulare del ciclo — concepito come un ecosistema sonoro non lineare, ascoltabile sia in sequenza sia in simultaneità — riflette coerentemente questa visione stratificata. Ogni composizione è autonoma, ma parte di una narrazione più ampia, in cui temporalità e prospettive differenti coesistono senza gerarchie. L’ascolto diventa così un atto di attraversamento, più che di comprensione: un’esperienza in cui l’identità emerge per sovrapposizioni, interferenze e risonanze.
u/nu si impone come un lavoro rigoroso e profondamente contemporaneo, capace di intrecciare ricerca tecnologica, sensibilità poetica e consapevolezza critica. Un’opera che non cerca di risolvere la questione dell’identità, ma di abitarne le fratture, lasciando che il suono ne renda udibile la complessità.
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