C’è un momento preciso, nel panorama musicale contemporaneo, in cui la necessità di “impegno” a tutti i costi rischia di soffocare la libertà espressiva dell’artista. Eric Mormile, cantautore e polistrumentista napoletano di solida formazione accademica, sembra averlo compreso perfettamente. Dopo anni dedicati a una produzione segnata da forti impronte sociali, Mormile compie una virata coraggiosa e controtendenza con “ÆSTHETICA pt. I”, un concept album che sceglie di non essere “necessario” per diventare, invece, profondamente “abitabile”.
L’album è un raffinato esperimento di trasposizione culturale: Mormile prende i tramonti color pastello di Santa Monica e li sposta nel cuore del Golfo di Napoli. Il risultato è un tributo magistrale allo Yacht Rock, quel crocevia sonoro che tra gli anni ’70 e ’80 ha fuso Soul, Soft Rock e Funk in un’estetica di lusso e relax. Ma non si tratta di una sterile operazione nostalgia. La forza del disco risiede nella capacità di Mormile di far dialogare le influenze internazionali — dagli Steely Dan ai Toto, fino al timbro inconfondibile di Michael McDonald — con l’anima più verace e poetica della scuola d’autore partenopea.
Fondamentale, in questo senso, è la supervisione dei testi affidata al Maestro Salvatore Palomba. La poesia mediterranea si poggia così su arrangiamenti di una perfezione formale quasi maniacale, curati insieme all’ingegnere del suono Nino Pomidoro. Tracce come “Animale ‘e Città” e “Te Pigliasse a Muorze” raccontano una Napoli inedita, lontana dagli stereotipi e immersa in una dimensione privata fatta di piaceri quotidiani: dal desiderio carnale al rifugio della propria stanza. Con il sax di Alessio Castaldi a tessere trame Jazz e Soul, “ÆSTHETICA pt. I” si configura come una vera e propria terapia contro la frenesia moderna, rivendicando con forza il diritto alla spensieratezza e alla ricerca del bello nelle piccole cose.






