“Feeling Bleeding Rising Shining”: il cinema interiore degli inDAroots Project

Ci sono dischi che si ascoltano e dischi che si guardano a occhi chiusi. “Feeling Bleeding Rising Shining”, il nuovo lavoro degli inDAroots Project disponibile dal 12 dicembre, appartiene decisamente alla seconda categoria. Gabriella D’Amico e Cristiano Da Ros hanno confezionato un’opera che trascende la forma canzone per avvicinarsi alla colonna sonora di un film invisibile, dove ogni traccia è una scena madre di un’esistenza in trasformazione.

Il titolo stesso suggerisce un arco narrativo emotivo: sentire, sanguinare, risorgere, splendere. Ma la vera magia risiede nel modo in cui il duo milanese traduce questi verbi in immagini sonore. Abbandonando l’italiano per un inglese “trasparente” e universale, gli inDAroots hanno creato uno spazio vuoto attorno alle parole, permettendo all’ascoltatore di proiettarvi il proprio vissuto.

Il vertice di questa capacità evocativa si raggiunge in “Alabama Monroe”. Ispirata alla pellicola “The Broken Circle Breakdown” di Felix Van Groeningen, la traccia è un capolavoro di tensione: il contrabbasso segue la voce all’unisono in un lamento che oscilla tra grida e resa, trascinando chi ascolta nell’abisso del dolore fisico ed emotivo. È musica che fa male, necessaria per preparare il terreno alla risalita.

E la risalita arriva, luminosa e teatrale, con “In Rainbows”. Qui la struttura si fa drammaturgica: come nel viaggio di Dorothy ne “Il Mago di Oz”, il brano parte da atmosfere cupe e claustrofobiche per esplodere in un paesaggio sonoro colorato e ritmico, incarnando la sensazione di aver finalmente trovato “casa”. È un esempio perfetto di come l’elettronica colta (che ricorda le profondità di The Cinematic Orchestra o Jon Hopkins) possa dialogare con l’anima jazz del progetto senza snaturarla.

Il disco è disseminato di questi riferimenti colti che elevano l’esperienza d’ascolto. “Flower of Love”, ad esempio, si apre recitando Oscar Wilde per diventare un inno sensuale alla rinascita, dove gli ostinati di contrabbasso celebrano il potere trasformativo del contatto umano. Altrove, come in “Hopes”, la bellezza si fa fragile e intima: il contrabbasso pulsante sostiene una voce che sembra quasi gridare di meraviglia, in una danza vitale che sfida le avversità.

“Feeling Bleeding Rising Shining” non è un ascolto distratto. È un lavoro maturo che esplora le fragilità umane, chiedendo al pubblico di confrontarsi con le proprie ombre. Un album denso, dove il nucleo acustico del duo viene potenziato da texture digitali per raccontare storie universali di amori folli, morti e rinascite. Un film sonoro da non perdere.