“SONO ANDATO A FAR PIPÌ”, intervista a FABRIZIO FESTA

Dopo l’uscita del suo romanzo dal titolo “L’Altare” da venerdì 18 ottobre è in radio “SONO ANDATO A FAR PIPÌ”, il nuovo singolo del cantautore FABRIZIO FESTA. Il brano è la fotografia dello stato attuale e paradossale della nostra società. Un corto circuito etico e emozionale fatto di rapporti falsati, promesse non mantenute e amori frantumati.

 

Sta per uscire il tuo nuovo singolo “Sono andato a far pipì”, come mai questo titolo?
Evidenzia l’incoerenza sociale di fare il contrario di quello che poco prima si era detto o fatto.È metafora per dire che la fai più grossa di una semplice “pipì”. C’è ovviamente il lato provocatorio che deve suscitare riflessione e disabituare a cattive abitudini.

Hai dichiarato che questo brano è stato scritto di getto. Cosa rappresenta per te?
Di getto perché ho vissuto sulla mia pelle per anni, e credo non solo io, ma molti di noi che sicuramente ci si potranno rispecchiare, il malcostume, la furbizia, l’incoerenza, i rapporti futili e paradossali di qualsiasi natura. Compresa la violenza verbale che inonda i social e rispecchia un malessere più che tangibile. Rappresenta la fotografia di questo momento, si vive un cortocircuito emozionale, sociale. Si è tornati indietro ai tempi del far west, basta uno starnuto al bar per accendere una miccia tra persone. La mancanza di empatia, rispetto, senso civico, hanno portato alla saturazione dei rapporti, dove il tentativo di dialogo viene visto anche come segno di debolezza, trincerato dietro falsa indifferenza e “sordità”. A quel punto l’unica e paradossale via d’uscita è proprio rivoluzionalmente “mandare a quel paese”, dove abituati all’ipocrita forma delle buone maniere, scatta interiormente un campanello d’allarme inaspettato, che avverte che qualcosa è effettivamente accaduto e porta coattivamente a far riflettere.

Il videoclip, girato tra Roma e Isernia, porta la tua firma. È stato complicato girarlo?
Mi ha facilitato il fatto che avessi scritto io la canzone. Avevo in testa praticamente molte delle immagini che poi ho riproiettato nel video stesso. Sapevo che avrei dovuto cercare almeno un attore che rispecchiasse quell’inquietudine sociale dovuta alla difficoltà oggettiva odierna di vivere i rapporti di varia natura, un po’ simile ai personaggi nei film di Danny Boyle o Ken Loch, ma coincidenze e bravura degli attori, mi hanno facilitato il tutto, compresa la loro intensità nei primi piani. In più c’era il segno del destino, quando uno dei due mi raccontò che la canzone fotografava esattamente quello che stava vivendo in quel momento.

Questo brano anticipa un disco?
No, nessun album. Credo sia tornato il tempo di dedicarsi anima e corpo ad una sola canzone alla volta. Dico tornato perché mi riferisco al periodo anni ‘60 quando si pubblicavano i singoli, con al massimo il lato B. Chiedere l’attenzione della gente per un album oggi è utopistico, non c’è cultura del prendersi tempo per. Ma almeno per me, invece stimola a voler focalizzare e lavorare alla forma canzone come ad un progetto più ampio, correlato alla fotografia e alla “video/cinematografia”.

Cosa c’è nel tuo futuro? Qualche concerto?

Per adesso sto pensando al prossimo singolo e alla realizzazione video.

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agnese
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