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intervista a Rubik dopo l’uscita di Occhiali Rotti

Che cosa fa parte del mondo di Rubik oltre la musica?

Sicuramente la fotografia ed il cinema, due grandi passioni che mi accompagnano da anni e che influenzano questo progetto in modo positivo e “visibile”. I miei testi nascono per lo più da immagini: ricordi, proiezioni nel futuro, sogni.

Qual è la tua formazione musicale? Si può fare musica anche senza studiare?

Non ho una vera e propria formazione musicale, se non quella fatta nelle scuole medie e alle elementari. Il primo strumento che mi hanno regalato i miei genitori è stata una batteria che non ho mai studiato, così come gli altri strumenti. Lavoro con la voce, quindi direi che si, è possibile far musica anche senza studiare ma chiaramente lo studio tende a ridurre i nostri limiti e allargare gli orizzonti. Quest’anno mi sono promesso di imparare la chitarra!

Quali sono le fasi del processo creativo che portano ad un tuo brano finito?

Tutto nasce dall’impatto che hanno su di me le esperienze che vivo e le relative emozioni che scaturiscono. Spesso mi appunto frasi sul telefono; poi una melodia all’improvviso comincia a girarmi in testa e quasi sempre succede che quelle frasi appuntante ci stiano a pennello. Dopo di che lascio andare l’istinto, registro un vocale e lo porto in studio dai miei produttori. Un giro di chitarra, una voce abbozzata, una canzone da cantare!

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C’è qualcosa in particolare dei tuoi ascolti recenti che ti ha influenzato?

Ciò che mi influenza di più è la libertà artistica, vedere qualcuno che non ha paura di mostrarsi per ciò che, di seguire se stesso, senza dover rispettare dei canoni. Tropico, Levante, Andrea Laszlo De Simone, Brunori SAS, Cesare Cremonini, sono per me, artisti indipendenti.

Cosa consiglieresti a chi ha un blocco creativo? 

Di continuare a scrivere senza nessun tipo di schema.

Il consiglio che ti senti di dare a chi non riesce a fare delle ferite il proprio punto di forza?

Di pensare a chi sarebbero oggi senza quelle ferite, lo faccio spesso anche io.