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Intervista a Croce Atroce dopo l’album Alda Merinos

Alda Merinos, primo album della Croce Atroce, anima del Toilet di Milano e drag fuori dagli schemi. Un disco decisamente atipico che si impone di non rispettare nessun dettame o logica di mercato: un album lunghissimo, più di venti tracce, nessun singolo ad anticipare il progetto, senza regole; prendere o lasciare. Alda Merinos è un album che ci introduce quindi in un nuovo straniante mondo, incredibilmente sfacciato, un “audiolibro di filastrocche elettroniche”, un frizzante sottosopra la cui mission principale è quella di restituire una rappresentazione sincera e onesta di tutte le sfumature della bandiera rainbow.

Alda Merinos è anche un omaggio alla poetessa Alda Merini dove le parole, da ascoltare, interpretare e discutere (create da Simone Facchinetti / Croce Atroce), sono fondamentali quanto le note (create invece Enrico Bernes / Erik Deep e Stefano Selmo / LoZelmo). Scopo del gioco è quello di dire cose che non trovano spazio negli spartiti della musica contemporanea del nostro paese.

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L’urgenza di fare musica nasce innanzitutto dal voler fare qualcosa di nuovo rispetto al solito, dalla voglia di comunicare pensieri e riflessioni attorno alla comunità arcobaleno, ma soprattutto dalla necessità di suonare qualcosa concepito ex novo, dopo anni e anni di una gestione musicale su opere scritte e suonate da altri. 

Ecco cosa ci ha raccontato

Quanto è importante la rappresentazione di tutte le categorie nella musica?

È importante davvero, non solo nella musica, ovunque. Poi mi rendo contro che ci sono tantissime variabili ed è un casino farcele stare ovunque, però è fondamentale che ci si inizi a porre il problema e che si inizi ad affrontarlo. Non sarà una strada in discesa e ci vorrà tempo, però credo che sia necessario affinché tutto si normalizzi. Il concetto è evitare solo di cantarcele e suonarcele inter nos, bisogna far ascoltare tutte le voci del coro fuori dal coro, affinché anche gli altri possano percepire ed accettare nuove realtà.

Come hai impiegato il tempo in più che ci ha regalato la pandemia?

Riorganizzando casa. A parte le prime due settimane di standby per accettare la situazione, poi io e mio marito abbiamo capito che non poteva esserci un altro momento migliore per farlo. Abbiamo la fortuna di avere tanto spazio, vero è che siamo accumulatori seriali, pertanto abbiamo dato priorità a quello. Poi di mezzo ci sono stati qualche show digitali e ovviamente la musica, che paradossalmente è stato il processo più veloce di tutti!

Come la vedi la situazione dei concerti? Hai già organizzato qualcosa?

Credo di avere ancora troppo poco materiale per fare qualcosa di decente, in più ho bisogno di fermarmi un attimo e ragionarci. Detto questo non vedo ovviamente l’ora, pensavo a qualcosa sul 2022, fermo restando che avrei bisogno di qualcuno che creda in quello che stiamo facendo e abbia voglia di metterci del suo per aiutarci ad organizzare uno spettacolo semplice ma coinvolgente. Ci sono delle idee, mi serve un attimo per maturarle e qualcuno di tecnico con cui confrontarci. Arriverà presto!

Cosa vorresti che arrivasse a chi ascolta Alda Merinos?

Innanzitutto che esiste della musica fuori dal mainstream, secondo mi piacerebbe che si ascoltassero bene i testi, cosa non scontata. Terzo, che possa strappare qualche risata e che magari qualcuno inizi a ballarlo in casa prima che sul dancefloor. Mi piacerebbe che lo ascoltino persone lontane dal mondo arcobaleno, e che magari si chiedano qualcosa su quello che stanno ascoltando, e che chiedano chiarimenti a qualcuno per capire meglio certe cose che vengono dette. In soldoni mi aspetto curiosità e vorrei che comunicasse novità rispetto a ciò che solitamente si ascolta in giro.

Prossimi step?

Voglio fare qualche video e scrivere qualcosa di nuovo, perdere massimo 4 chili e farmi fare qualche altro vestito da Lorenzo Seghezzi, vorrei potermi permettere una vacanza e che il nostro cagnolino stia sempre bene. Vorrei collaborare con qualche altro artista queer per tenere vive le canzoni con cover o remix ma soprattutto vorrei una bella serata di massa e vedere le reazioni delle persone quando il DJ passa un nostro pezzo.

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Roberto

Appassionato di Musica, mi piace ascoltare i brani degli artisti emergenti e condividerli con il pubblico.

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Il progetto ha la mission di incentivare la creatività, sviluppando una rete indipendente, alternativa al mainstream, che permetta agli artisti di avere visibilità, guadagni e sbocchi che rendano la loro attività artistica sostenibile. E’ ispirato alla filosofia Punk del DIY (Do It Yourself), dove l’unione di fanzine, giornalisti, promoter, manager, etichette discografiche, locali fuori dal circuito delle Major, creò un filone con un suo pubblico ed una sua identità.