Giorgio Stammati: ”La mia vita in un docufilm, tra emozioni e musica”

‘’GOOD LUCK’’(etichetta Digital Noises) è il titolo del terzo album di Giorgio Stammati, un disco che racconta le scosse del cambiamento, la nostalgia per ciò che si è lasciato alle spalle, l’affanno nel costruire un nuovo presente e quell’attesa febbrile che accompagna ogni ricerca di fortuna.

Il nuovo disco prende forma attraverso una waterfall release: “Primo tempo” e “Domande scomode” saranno i primi due estratti dal disco, una scelta pensata per raccontare due prospettive dello stesso percorso artistico, mettendo in dialogo atmosfere, emozioni e temi differenti e offrendo al pubblico, fin dal primo ascolto, una visione più completa del disco.

Il progetto si sviluppa anche come una docu-serie musicale in sette episodi, uno per ogni canzone. racconto che mette insieme musica, viaggio e vita reale, trasformando il percorso di un musicista in una vera e propria missione.

Il percorso artistico: Giorgio Stammati è un cantautore di Formia, classe 1991. Inizia a scrivere canzoni nel 2011, a 19 anni, dopo un anno trascorso da studente fuorisede a Roma. Dopo una prima esperienza concertistica nei locali di Formia e Roma, decide di interrompere l’attività dal vivo e di dedicarsi, parallelamente ai suoi progetti di vita, alla sola scrittura musicale.
Il progetto artistico rinasce nell’estate del 2016 con la registrazione del primo EP, La festa patronale, pubblicato nel 2017 e accolto con un discreto riscontro di pubblico e critica.

Nello stesso anno Stammati viene selezionato tra i 25 musicisti scelti in tutta Italia per il percorso di formazione di Officine Pasolini, dove ha l’opportunità di studiare e lavorare con artisti come Niccolò Fabi, Tosca e Piero Fabrizi.

Nel 2022 pubblica per Beta Produzioni il suo secondo lavoro discografico, George Street, un EP di cinque brani accompagnato da una docu-serie omonima, realizzata appositamente in Scozia e composta da cinque episodi, uno per ciascuna canzone.

Qual è il filo conduttore che lega i brani di ‘’Good Luck’’?
Questo disco nasce da un cambiamento piuttosto radicale, tanto personale quanto musicale. Ho cambiato vita, paese e lavoro, ma anche band e modo di affrontare la scrittura e la produzione di un album. Tutti questi cambiamenti mi hanno costretto a prendere le distanze da equilibri che conoscevo bene e a cercarne di nuovi, accettandone anche i dolori che questo comportava. Questo album dunque è figlio di questo strappo e della ricerca di una nuova fortuna. Ogni fase e atmosfera di quest’esperienza racchiusa nei brani di Good Luck.

Qual è stata la canzone più difficile da scrivere e perché?
Penso sia stata Amica Immaginaria, che è stata l’ultima canzone che ho scritto del disco. Prima di scriverla credevo che il disco fosse già pronto, ma quando ho capito che il filo conduttore di tutti i brani fosse la ricerca di una nuova fortuna, ho deciso che fosse importante dedicare una canzone proprio alla fortuna, in questo caso in veste di amica immaginaria. La difficoltà è stata nel sapere di dover inserire necessariamente un’altra canzone quasi a tavolino, con un tema specifico. Musicalmente ho avuto la fortuna di poterla concepire con i due musicisti con cui ho prodotto l’intero disco, Gianluca Manfredonia e Alessandro Saltarelli, che mi hanno guidato passo passo nello strutturare e colorare anche questo brano.

Hai scelto una waterfall release, facendo crescere progressivamente il progetto attraverso più uscite. Perché questa modalità ti sembrava particolarmente adatta a “GOOD LUCK”?
Con il disco precedente, George Street, insieme al regista Emanuele Gaetano Forte, abbiamo creato un nuovo format: la docu serie musicale. Una sorta di racconto video diviso in puntate, una puntata per ogni canzone del disco. Questa modalità è stata particolarmente apprezzata dal nostro pubblico, che ogni settimana aspettava con impazienza la nuova puntata e quindi la nuova canzone. Abbiamo deciso così di replicare anche con Good Luck.

In un’epoca in cui spesso i singoli vengono pensati come episodi autonomi, quanto è importante per te che il pubblico arrivi poi ad ascoltare l’album come un racconto unico?
Così come gli episodi della stagione video di Good Luck, che pur essendo pubblicati uno alla volta poi danno vita, tutti insieme, ad un racconto unico, le canzoni seguono lo stesso percorso. Non ci sono singoli più orecchiabili o “vendibili” di altri, ma solo canzoni diverse appartenenti alla stessa casa, che tutte insieme formano Good Luck.

Dopo tutto questo percorso, cosa significa per te “ripartire”?
Potrebbe significare non fermarsi, a prescindere dei cambiamenti geografici, meteorologici o lavorativi, continuare a dedicarsi alle canzoni. Fino ad ora mi sono sempre immaginato cantautore, e se penso al futuro, che sia con band o da solo, in acustico o in elettrico, su grandi o piccoli palchi, mi immagino ogni volta pronto a ripartire per un nuovo album.


Se “GOOD LUCK” fosse una fotografia di un preciso momento della tua vita, che cosa vedremmo nell’immagine?
Probabilmente si vedrebbe lo studio dove abbiamo registrato il disco, luce fioca e volti non perfettamente a fuoco, io con un sorriso da babbeo che incrocio gli sguardi dei due musicisti Alessandro e Gianluca e del regista Emanuele nel momento esatto in cui decidiamo, in un modo o in un altro, di portare Good Luck fino in fondo..

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