Foto Mai Mai

Sant’Andrè racconta “Mai Mai”, il nuovo singolo

Sant’Andrè torna con “Mai Mai”, un singolo nato da un’esperienza sentimentale vissuta durante l’Erasmus. Il brano racconta con ironia una relazione complicata, nella quale l’artista si ritrova nel ruolo del terzo incomodo, tra desideri, contraddizioni e sensi di colpa. La canzone anticipa il prossimo album, ispirato alle esperienze vissute all’estero, e mescola rap, hip hop e influenze psichedeliche, con un ampio utilizzo di sample.

“Mai Mai” nasce da una situazione realmente vissuta durante l’Erasmus. Quando hai capito che quella parentesi poteva diventare una canzone?
In generale ho voluto includere un po’ ogni esperienza che vivevo all’interno del disco. Il filo rosso che collega tutti i brani è fatto proprio dalle esperienze che vivevo, ogni singolo vuole in qualche modo raccontare una realizzazione o un’esperienza scaturite dall’Erasmus: nel caso di Mai Mai, che le parentesi son fatte per essere vissute. Magari non è proprio etico e potresti sentirti in difetto dopo, ma è la vita.

Nel brano accetti consapevolmente il ruolo del “terzo incomodo”. Raccontarlo con ironia è stato anche un modo per prendere le distanze da quello che stavi vivendo?
Al contrario, per abbracciarlo. So che suona negativa la cosa, ma come detto prima il senso del brano è proprio vivere la situazione senza stare a rimugginarci troppo sopra.
Specialmente in una situazione temporanea in cui dopo 6 mesi chiudi tutto dentro un cassetto e torni a casa, la mentalità è quella di una persona che si vive tutto quello che le arriva senza pensare troppo alle conseguenze. Magari anche sbagliando, non lo escludo.

Dici di aver cercato una scrittura quasi cinematografica. Quanto conta per te riuscire a far vedere una scena a chi ascolta?
Tantissimo. Per natura è il modo più efficace di raccontare una storia. Potrei raccontarti la stessa cosa in terza persona e con distacco (ad esempio, “durante l’Erasmus ho conosciuto persona X e ho fatto il terzo incomodo”) e non ti arriverebbe come un testo nella quale imposto tutto come una conversazione e parlo direttamente a lei dicendole “viviamoci questa cosa, se il tuo tipo ti chiama non rispondergli, che tanto mese prossimo già non ci parleremo più e torneremo ognuno alla sua vita”. Arriva proprio un’immagine, o almeno spero, l’intenzione è quella.

“Mai Mai” anticipa il suono del prossimo disco. Quali elementi del brano rappresentano meglio la direzione musicale che hai scelto?
Sicuramente i sample e il modo in cui li ho trattati. Sono dell’idea che tutti i dischi debbano avere una direzione musicale molto ben definita: sono dei quadri che rappresentano il periodo artistico in cui ti trovi. Non riuscirei mai a fare una playlist di singoli e chiamarla disco perché non è il mio modo di vivere la creazione dell’album: per me c’è una ricerca e delle scelte consapevoli che, anche senza necessariamente un concept definito, debbano farti dire sentendo un brano a caso “questo è un brano dell’album X”.

Vieni da ascolti che attraversano rap, hip hop e mondi più psichedelici, da Mac Miller e Tyler, the Creator fino ai Tame Impala. Come convivono influenze così diverse nella tua musica?
Tendenzialmente mi ha sempre affascinato, sin da piccolo, la direzione musicale dei progetti (sempre per agganciarci alla domanda precedente). Sento suoni, ci leggo la direzione che c’è dietro e mi gaso. Quello che cerco di pescare da questi artisti è proprio l’approccio e la visione che c’è dietro il processo creativo, più che reference terra terra come un “rappo in questo modo così sono simile a lui” oppure un “uso questo rullante perché è molto Tame Impala”.

Nel nuovo progetto parlerai anche di autostima. Che rapporto hai scoperto tra il modo in cui amiamo gli altri e quello in cui guardiamo noi stessi?
Penso che le due cose siano codipendenti. Circondati di amore e amerai te stesso, e allo stesso tempo ama te stesso che gli altri seguiranno. L’autostima è un muscolo che alleni, non puoi svegliarti ogni giorno e amarti di default, anche perché l’essere umano specialmente nel 2026 ha un difetto da questo punto di vista e ci sono troppe occasioni per confrontarsi con gli altri sentendosi peggiori in qualche modo. L’esercizio sta proprio nel cancellare questa connessione dal proprio cervello e amarsi per quel che si è.