Dalla parola al silenzio: l’officina poetica di Rita Zingariello

La lingua della canzone d’autore vive di equilibri delicatissimi, sospesa tra la tentazione dell’aforisma facile e il rischio di un cripticismo respingente. Nel suo percorso discografico, che tocca un punto di mirabile sintesi con A mente scalza, Rita Zingariello sceglie una terza via, assai più ardua e feconda: quella della precisione nominale applicata alla sfera dei sentimenti. Le otto composizioni che formano il disco, pubblicato da Red&Blue Music Relations, rappresentano un canzoniere compatto, attraversato da motivi ricorrenti quali lo scorrere del tempo, la fatica della custodia emotiva, la dignità della ferita e la liberazione che scaturisce dall’abbandono delle false armature razionali.

Il fulcro simbolico dell’opera risiede nella metafora marina che apre la scaletta con Le balene di notte. I grandi mammiferi marini non incarnano mostri oscuri, bensì i pensieri che hanno resistito al filtro della veglia: interrogativi irrisolti su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Zingariello non cede alla tentazione del rimpianto rancoroso; preferisce “abitare il tempo”, trovando una metrica verbale che accoglie l’ingombro dell’esperienza con dignità stoica. Il testo procede per immagini plastiche, dove il coro sillabico interviene quasi come un correlativo oggettivo del brusio interiore, traducendo in suono l’affollarsi delle memorie non sopite.

Questo rigore testuale emerge con forza ancora maggiore nella title-track A mente scalza, dove il togliersi le calzature assume il valore simbolico di un ritorno all’essenziale, di una spoliazione da ogni convenzione borghese o maschera sociale. Anche nei passaggi apparentemente più lievi, la penna conserva una caratura letteraria evidente. In Il giorno della festa e Malaluna, il dialetto dell’anima si tinge di chiaroscuri, evocando memorie meridionali e atmosfere che richiamano l’intimismo di autori cari all’artista, da Fabio Concato al compianto Pino Daniele. La riflessione sull’errore presente in Inciampa pure rifiuta categoricamente le formulette motivazionali contemporanee per ribadire un principio tragico e vitale: inciampare non è un incidente da nascondere, ma il varco attraverso il quale il destino costringe l’individuo a rivedere le proprie traiettorie.

Chiude il percorso la contemplativa Scivola, arricchita dalla tromba di Fabrizio Bosso e dagli archi orchestrati da Valter Sivilotti, dove la densità della parola scritta si attenua progressivamente per lasciare spazio alla musica pura. È la naturale conclusione di un’opera che ha come obiettivo finale proprio il disarmo del linguaggio dinanzi all’inesprimibile. Con A mente scalza, prodotta con Vincenzo Cristallo e valorizzata dal mastering di Paolo De Stefani, Rita Zingariello si conferma autrice dal profilo nitido, capace di dare peso specifico a ogni sillaba e di trattare la materia canzone come un bene artistico prezioso e non sacrificabile alla fretta del consumo mediatico.