Copertina album Nothing But A Low Rizz

Un nuovo capitolo artistico

Il debutto discografico di Low Rizz racconta una fase di trasformazione artistica. Tra aspettative, crescita personale e ricerca sonora, l’artista riflette su cosa significa presentarsi oggi al pubblico con un album che rappresenta un nuovo punto di partenza.

Low Rizz, se chi ti ascolta ora non ti avesse mai sentito prima, quale traccia del disco useresti per presentarti?

Rest, nonostante non sia il pezzo venuto meglio in post produzione, racchiude tutte le sonorità che mi rappresentano.

L’album ha un mood molto cinematografico. È qualcosa che hai cercato di costruire o è arrivato spontaneamente?

Ad essere sincero no, proprio perché ho cercato di essere realista e poco poetico. L’unica cosa per me che può effettivamente essere definita ‘cinematografica’ è la copertina, dove nella foto la griglia è semi-aperta, per raffigurare l’album come il distaccamento definitivo dalla mia figura artistica precedente, cioè esclusivamente un produttore.

Come vivi il rapporto con le aspettative, le tue e quelle del pubblico?

In una maniera abbastanza prudente, le uniche aspettative di cui mi carico ora sono le mie, poi ci sono quelle della band. In passato mi è capitato di ossessionare i miei amici più stretti con le mie canzoni, penso fosse per venire riconosciuto in gran parte, come artista. E quando, raramente, mi veniva dato un riscontro sincero e profondo, mi caricavo di aspettative, anche buttandomi in nuovi generi per poter sorprendere oltre a me stesso anche gli altri ,ed infatti è lì che la mia identica artistica si è, per un momento, confusa

C’è una frase dell’album che oggi senti più tua di quando l’hai scritta?

Sono sincero, neanche una.

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