Bojana Pavlovic

Intervista a Bojana Pavlović: General Manager di Rebel Music Distribution

Rebel Music Distribution è una piattaforma italiana di distribuzione musicale con sede a Trieste, dedicata ad artisti indipendenti e label. Oggi la community conta oltre 25.000 artisti e progetti musicali.

Rebel Music

Rebel Music nasce nel 2021 a Trieste con l’obiettivo di abbattere le barriere d’accesso al mercato digitale. Quali sono stati i principali limiti del modello di distribuzione tradizionale che hanno portato alla nascita della piattaforma?

Rebel Music nasce da un’esigenza molto semplice: rendere la distribuzione musicale più accessibile, più trasparente e più vicina agli artisti.

Per molti musicisti indipendenti, soprattutto all’inizio della carriera, il problema non è soltanto arrivare su Spotify, Apple Music o YouTube Music. Il problema è dover sostenere costi ricorrenti prima ancora di sapere se un progetto riuscirà a generare entrate. Da qui è nata l’idea di costruire un modello diverso.

La distribuzione standard su Rebel Music non richiede un abbonamento annuale obbligatorio. L’artista mantiene il 90% delle royalties generate dalla distribuzione e Rebel Music trattiene il 10%.

In questo modo i nostri interessi sono, in un certo senso, allineati con quelli dell’artista: cresciamo quando cresce lui.

Un altro elemento importante era il supporto. La tecnologia può automatizzare moltissime operazioni, ma quando un artista ha un problema con un profilo Spotify, un canale YouTube, un metadata errato o una release bloccata, vuole parlare con qualcuno che comprenda realmente il problema. Ed è proprio questo equilibrio tra tecnologia e supporto umano che abbiamo cercato di costruire fin dall’inizio.

In pochi anni avete raggiunto una community di oltre 25.000 artisti e progetti musicali. Qual è stato l’elemento chiave che ha permesso una crescita così rapida mantenendo intatta la relazione con la scena indipendente?

Credo che non ci sia stato un singolo elemento. Probabilmente è stata la combinazione di accessibilità, velocità e rapporto diretto con gli artisti. Oggi riceviamo mediamente circa 40–80 nuove registrazioni al giorno, quindi la piattaforma continua a crescere molto rapidamente.

Ma non vogliamo che Rebel Music diventi semplicemente un sistema automatico dove l’artista carica una release e poi rimane solo davanti a un pannello di controllo. Cerchiamo di mantenere una relazione molto diretta con la nostra community. Leggiamo i feedback, osserviamo quali problemi si ripetono e cerchiamo di migliorare continuamente la piattaforma e il supporto sulla base dell’esperienza reale degli utenti.

Molti artisti arrivano anche attraverso il passaparola. Per noi questo è probabilmente uno dei segnali più importanti, perché significa che qualcuno non sta semplicemente utilizzando il servizio, ma si sente abbastanza soddisfatto da consigliarlo ad altri musicisti.

Rebel Music permette ad artisti e label di gestire direttamente catalogo, dati e ricavi attraverso il proprio account. Perché considerate importante questo rapporto diretto tra la piattaforma di distribuzione e chi gestisce la musica?

Perché significa avere maggiore controllo. Rebel Music lavora sia con artisti indipendenti sia con label, quindi non crediamo affatto che le etichette non abbiano più un ruolo. Una buona label può ancora offrire moltissimo valore in termini di sviluppo artistico, marketing, investimento e strategia.

Quello che vogliamo ridurre sono gli intermediari non necessari. Chi possiede o gestisce i diritti dovrebbe poter vedere direttamente cosa accade al proprio catalogo, consultare i dati disponibili, controllare le release e comprendere da dove arrivano le proprie royalties.

Più passaggi esistono tra l’artista e queste informazioni, più diventa difficile capire realmente il funzionamento del proprio progetto musicale. Per noi l’indipendenza significa anche questo: avere accesso alle informazioni necessarie per prendere decisioni consapevoli.

Spesso il concetto di “indipendenza” nell’era dello streaming viene frainteso o limitato al solo possesso dei master. Cosa significa davvero, oggi, essere un artista indipendente dal punto di vista della consapevolezza economica e della gestione dei diritti?

Possedere i master è certamente importante, ma oggi l’indipendenza è molto più ampia. Un artista dovrebbe comprendere almeno le basi di ciò che accade dopo aver terminato una canzone.

Chi possiede il master? Chi possiede la composizione? Cos’è un ISRC? Come funzionano i metadata? Come vengono generate le royalties? Quali diritti vengono monetizzati su YouTube? Cosa succede quando una traccia viene distribuita in decine di territori?

Non significa che ogni artista debba diventare un avvocato o un esperto di music business. Significa però non delegare completamente la conoscenza del proprio lavoro. Oggi un musicista può produrre una canzone in casa, distribuirla globalmente, analizzare i dati, comunicare direttamente con il pubblico e costruire un catalogo internazionale. È una libertà enorme, ma porta con sé anche una maggiore responsabilità.

L’assenza di costi d’ingresso e di abbonamenti annuali obbligatori rende il servizio accessibile a un numero molto ampio di artisti. Come si concilia questo approccio con la qualità delle pubblicazioni e la protezione dei cataloghi?

Essere accessibili non significa accettare qualsiasi contenuto. Questo è un punto molto importante. Ogni distribuzione musicale deve rispettare le policy dei DSP e le normative relative ai diritti. Esistono controlli sulla qualità dei metadata, sulla proprietà del contenuto e su comportamenti che possono indicare spam, artificial streaming o utilizzi non autorizzati di materiale protetto.

Quando necessario, una release può essere rifiutata o può essere richiesta documentazione aggiuntiva. Può essere frustrante per un artista, soprattutto quando è convinto che tutto sia corretto, ma questi controlli sono indispensabili per proteggere l’intero ecosistema. Più una piattaforma cresce, più è importante mantenere un equilibrio tra facilità di accesso e responsabilità.

La crescita dello streaming ha portato con sé anche fenomeni critici, come gli stream artificiali o l’inesattezza nella gestione dei metadata. Quali strumenti e percorsi educativi mettete in campo per guidare i musicisti su questi temi delicati?

Una parte importante del nostro lavoro consiste nell’educazione. Molti problemi non nascono necessariamente da cattive intenzioni. A volte un artista acquista una promozione senza sapere realmente come vengono generate quelle migliaia di stream promessi. Oppure inserisce metadata errati semplicemente perché nessuno gli ha mai spiegato quale sia il loro ruolo.

Per questo cerchiamo di pubblicare guide e contenuti educativi su distribuzione, royalties, metadata, Content ID, promozione e altri aspetti del music business. Anche il supporto ha una funzione educativa.

Quando una release viene rifiutata, preferiamo spiegare cosa deve essere modificato invece di limitarci a dire “non approvata”. L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto bloccare un problema, ma aiutare l’artista a non ripeterlo nella release successiva.

Tra i servizi forniti figurano strumenti come il mastering online gratuito e il supporto umano dedicato. Quanto conta mantenere il fattore umano e l’assistenza diretta in un settore sempre più automatizzato ed esposto all’intelligenza artificiale?

Moltissimo. Utilizziamo la tecnologia e crediamo fortemente nell’automazione quando permette di rendere un processo più veloce ed efficiente. Offriamo, ad esempio, anche uno strumento gratuito di mastering online proprio perché pensiamo che la tecnologia possa rendere accessibili strumenti che in passato erano disponibili solo a una parte degli artisti.

Ma esiste una grande differenza tra automatizzare un processo e automatizzare completamente una relazione. Quando un artista ha un problema importante con una release, con i diritti o con un profilo sulle piattaforme, non vuole ricevere dieci risposte automatiche che non risolvono il problema.

Vuole sapere che qualcuno ha letto il suo messaggio. Per questo cerchiamo normalmente di rispondere al supporto rapidamente e di mantenere una comunicazione umana.

Paradossalmente, credo che con l’aumento dell’intelligenza artificiale il fattore umano diventerà ancora più importante, non meno.

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente anche la creazione musicale. Come vedete questo cambiamento dal punto di vista di un distributore?

L’intelligenza artificiale è già parte del processo creativo e non credo che possa essere semplicemente ignorata. Può essere utilizzata per il mastering, per creare idee, per analizzare audio, per lavorare sulle immagini, per assistere nella produzione e in molti altri modi. La vera questione non è semplicemente chiedersi se sia stata utilizzata l’AI.

Le domande importanti sono: chi possiede il contenuto? I diritti sono chiari? È stato utilizzato materiale protetto? L’identità dell’artista è rappresentata correttamente?

La tecnologia cambia molto velocemente, mentre il sistema dei diritti deve continuamente adattarsi. Credo che nei prossimi anni distributori, DSP, editori, collecting society e artisti dovranno trovare un linguaggio sempre più chiaro per distinguere l’uso legittimo della tecnologia dagli abusi.

Il panorama della distribuzione musicale globale cambia molto velocemente. Quali saranno le sfide principali che gli artisti indipendenti dovranno affrontare nei prossimi anni e come intende accompagnarli Rebel Music?

Credo che la difficoltà principale non sarà più semplicemente pubblicare musica. Quella barriera è ormai molto più bassa rispetto al passato. La vera sfida sarà ottenere attenzione.

Ogni giorno viene pubblicata una quantità enorme di nuova musica. Gli strumenti di produzione stanno diventando sempre più accessibili e l’intelligenza artificiale aumenterà ulteriormente il volume dei contenuti. Questo significa che avere una buona canzone non sarà automaticamente sufficiente.

Gli artisti dovranno imparare a costruire una propria identità, comunicare in modo coerente, comprendere il pubblico e pensare alla carriera come a un progetto di lungo periodo.

Il ruolo di un distributore dovrà quindi evolvere. Non basterà più semplicemente consegnare un file audio a Spotify. Dovremo offrire strumenti, dati, educazione e servizi che aiutino l’artista a comprendere meglio tutto ciò che accade intorno alla release.

Bojana Pavlovic

Qual è il primo consiglio che darebbe oggi a un artista emergente che sta per pubblicare il suo primo lavoro per affrontarne al meglio la distribuzione e la promozione?

Non avere fretta di pubblicare. È probabilmente uno degli errori più comuni. Terminare una canzone e caricarla immediatamente sulle piattaforme dà una sensazione di progresso, ma spesso significa perdere molte opportunità.

Prima della release controllerei con attenzione il master, i metadata, l’artwork, i profili artista e tutti gli elementi necessari alla pubblicazione. Poi preparerei in anticipo contenuti per i social e una piccola strategia di comunicazione. Non serve necessariamente un grande budget. Serve soprattutto continuità. Una release non dovrebbe essere considerata un evento di un solo giorno.

Può essere raccontata per settimane attraverso video, contenuti, versioni differenti, performance, backstage e storie legate alla canzone. E soprattutto direi a un artista emergente di non giudicare il proprio progetto soltanto dai risultati della prima release. Una carriera musicale si costruisce attraverso un catalogo, non attraverso un singolo upload.

Rebel Music è nata a Trieste ma oggi lavora con artisti provenienti da numerosi Paesi. Che significato ha per voi costruire dall’Italia una piattaforma con una dimensione sempre più internazionale?

È qualcosa a cui teniamo molto. Trieste è una città particolare, storicamente aperta verso culture e mercati differenti, e sotto molti aspetti è un luogo molto coerente con l’identità internazionale che Rebel Music ha sviluppato. Internet permette oggi di costruire una music-tech company globale senza che sia necessariamente necessario trovarsi a Londra, Los Angeles o New York.

La nostra sede è in Italia, ma quotidianamente supportiamo artisti e progetti provenienti da moltissimi Paesi. Vedere un progetto nato qui crescere insieme a una community internazionale di oltre 25.000 artisti è sicuramente una delle parti più stimolanti del nostro lavoro.

Allo stesso tempo vogliamo mantenere lo stesso principio con cui siamo partiti: crescere senza perdere il contatto diretto con le persone che utilizzano la piattaforma.

Potete conoscere meglio Rebel Music qui: https://rebelmusicdistribution.com/