Foto prem djembe 2 scaled

Prem Gandharv, da Mahler alla techno: la libertà sonora di “Bouncy Dance”

Un artista senza confini stilistici, capace di fondere la musica tribale africana con la techno berlinese. Prem Gandharv racconta il dietro le quinte di “Bouncy Dance”, un brano costruito con cura tra atmosfere, assoli e ironia, per risvegliare la gioia di danzare senza pensieri.

Prem Gandharv, è un piacere averti qui. “Bouncy Dance” ha bisogno di un genere musicale in cui identificarsi? Perché?

Per me etichettare un brano definendone il genere risulta sempre piuttosto difficile non solo perché tutta la mia discografia non presenta mai uno stesso genere ma molti differenti fra loro ma anche perché solitamente mi diverto a mescolare tradizioni e sonorità musicali diverse fra loro all’interno dello stesso pezzo e Bouncy Dance ne è proprio un esempio. Direi che definire un genere serve molto più per  catalogare il brano nelle playlists e nei motori di ricerca e questo sicuramente non gioca molto a favore della mia arte che, appunto, di generi ne mescola diversi insieme.

Puoi affermare che il brano sia nato da un lampo di genio?

Sicuramente da un intuizione abbastanza fortunata nata all’ascolto e osservazione di un preciso momento ma i lampi di genio ce li avevano compositori come Richard Strauss O Gustav Mahler non certo comuni mortali come il sottoscritto.

C’è uno strumento musicale che ti rispecchia a pieno?

In questo brano o in generale? No perché né in generale né in questo brano sento che esista uno strumento musicale che mi rappresenta. Forse questo spiega in parte perché ho scelto inizialmente la batteria e gli strumenti a percussione, perché sono una miriade, ciascuno con la propria timbrica, forma, volume sonoro ecc… Gli strumenti sono appunto strumenti e ognuno di loro è solo una parte della Musica e del mondo dei suoni e del ritmo.

Vuoi anticipare qualcosa agli ascoltatori sui nuovi singoli?

Volentieri. Innanzitutto inizio dicendo c’è Bouncy Dance non è fra le ultime uscite ma ha già quasi un anno, solo che risulta essere uno dei brani più “radiofonici” rispetto alla maggior parte delle mie creazioni. Detto questo, posso dire che ho appena pubblicato un brano di elettronica-trance che si chiama “a New quantum Leap”, mentre in autunno è già prevista la distribuzione del singolo “I dreamed of You” che invece è un brano nostalgico in stile classico per pianoforte che vede un breve momento di coro misto nel finale usato solo come strumento, senza parole ed è stato ispirato da quei momenti nei quali certe persone che non sono più in vita  (o nella nostra vita) ci vengono a “trovare” in sogno e ci lasciano un senso di nostalgia e sottile tristezza.

Click here to display content from Spotify.
Learn more in Spotify’s privacy policy (opens in a new tab).