La Puglia e Milano, le radici e il cambiamento, la memoria e la ricerca. Nel percorso di Youssef De Luna convivono mondi diversi che, invece di entrare in conflitto, si alimentano a vicenda. Da una parte il paesaggio e il dialetto della terra in cui è cresciuto, dall’altra l’energia e le contraddizioni della metropoli in cui vive oggi. In questa intervista il cantautore racconta come questi luoghi abbiano plasmato la sua identità artistica, riflette sull’evoluzione del suo modo di scrivere e spiega perché, oggi più che mai, la libertà creativa rappresenti il motore della sua musica.

La Puglia è una presenza costante nella tua musica, anche quando non viene nominata esplicitamente. Cosa continua a offrirti, a livello umano e creativo, che altrove non riesci a trovare?
Quell’azzurro preciso del cielo, la forma delle nuvole, gli ulivi, il suono e il ritmo del dialetto dei miei nonni ormai sono costitutivi delle mie cellule, essendomene nutrito per tutta l’infanzia e l’adolescenza. Si riversano inevitabilmente in quello che faccio. Tornare in Puglia mi aiuta a ricordarmi che la semplicità è il dono più grande.
Da tempo vivi a Milano, una città con un ritmo e un’immagine molto diversi dalla tua terra d’origine. In che modo questa esperienza ha cambiato il tuo sguardo e, di conseguenza, il tuo modo di scrivere canzoni?
Milano mi ha insegnato a curare quello che faccio fin nei minimi dettagli, e mi dà gli strumenti per farlo. Vivere in una grande città, poi, ti dà la possibilità di osservare in anteprima e in maniera più evidente ed esasperata le contraddizioni, i conflitti e le tendenze che arriveranno o stanno per arrivare anche in provincia.
Ti capita mai di sentirti “in bilico” tra due appartenenze, quella pugliese e quella milanese? E questa doppia identità entra anche nella tua musica?
In realtà sento di appartenere a culture anche molto distanti geograficamente e che non ho mai incrociato fisicamente, e probabilmente confluiscono nel momento della creazione e dell’arrangiamento di una canzone.
Se dovessi scegliere un luogo della Puglia che rappresenta al meglio il tuo immaginario artistico, quale sarebbe e perché?
A pochi minuti di auto dalla casa in cui sono cresciuto c’è una serie di ampie colline con campi di grano: la dolcezza di quelle linee mi ricorda che si può essere felici qui e adesso, con semplicità. E quanta densità e sensualità c’è in quella semplicità…
Riascoltando i tuoi primi lavori, qual è l’aspetto del tuo modo di fare musica che senti essere cambiato di più: la scrittura, la produzione, la voce o il modo di raccontarti?
La voce… e continua a cambiare!
Oggi hai la sensazione di scrivere con maggiore libertà rispetto agli inizi oppure, con il tempo, senti anche il peso delle aspettative verso il tuo progetto artistico?
Mi sento molto più libero di osare, di divertirmi, di sorprendermi. E quello che mi interessa è semplicemente condividere con gli altri questo senso di sorpresa.









