Copertina Alessandro Mosca (1)

Voci e telefonate: “L’ultima conversazione” di Alessandro Mosca tra vita e musica

C’è qualcosa di non casuale nel fatto che Alessandro Mosca abbia passato ventisette anni a rispondere al telefono in un ospedale, e che il brano più personale della sua carriera ruoti intorno a una telefonata. Non è una coincidenza biografica da romanzo, ma qualcosa che si sente nel modo in cui il pezzo gestisce l’ascolto, la presenza, il momento in cui una voce dice qualcosa di irreversibile. “L’ultima conversazione” nasce da una storia vera: una ragazza che a ventidue anni usava le proprie provocazioni come strumento di potere, e un epilogo brutale, una telefonata in cui lei gli fa sentire di stare baciando qualcun altro. Da quel momento, nessun contatto. Il titolo non è una metafora: descrive esattamente quello che è successo. Il brano ha una solidità musicale che non ostenta. La ritmica è funzionale, la melodia è accessibile senza essere banale, e la voce di Mosca porta il testo con una convinzione che viene dalla distanza temporale, dalla consapevolezza di chi ha già fatto i conti con quella storia. Non c’è compiacimento nel dolore, semmai un senso di conto chiuso. Mosca ha aspettato il momento giusto, o forse non ha aspettato affatto e ha semplicemente continuato a scrivere finché qualcosa era pronto. Il risultato suona così.

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