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John Peaterson: «Prima ho acceso l’autotune, poi l’ho spento: così ho trovato la mia strada»

John Peaterson: “Pistola” e la ricerca di un suono sempre più personale

Con “Pistola”, John Peaterson continua il percorso di trasformazione artistica iniziato negli ultimi anni, allontanandosi progressivamente dalle sonorità più strettamente urban per costruire un linguaggio musicale sempre più vicino all’indie e all’alternative. Un cambiamento nato lentamente, attraverso continue sperimentazioni, ma sempre guidato dalla necessità di trovare un modo autentico di raccontarsi.

Nel nuovo singolo convivono tensione emotiva, scrittura introspettiva e melodie immediate, in un equilibrio che lascia spazio soprattutto alle parole e alle sensazioni. Il brano riflette sul peso che certe frasi possono avere dentro un rapporto, soprattutto quando ci si espone emotivamente e si abbassano le proprie difese.

In questa intervista John Peaterson ci ha raccontato l’evoluzione del suo percorso musicale, le influenze internazionali che hanno segnato il suo immaginario sonoro e il modo in cui sta costruendo, passo dopo passo, l’identità del suo primo album.

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In “Pistola” trasformi le parole in qualcosa di quasi fisico e pericoloso: ti interessava raccontare più il potere della comunicazione o la fragilità che si crea dentro certi rapporti?

Sicuramente entrambi. Penso che quando ti fidi di una persona abbassi un po’ le mura che ti sei costruito fino a quel momento, quindi ti rendi “vulnerabile” alle parole, belle o brutte che siano.

Arrivi da un percorso che passa dal freestyle, dalla trap e dall’urban, mentre oggi il tuo suono sembra molto più vicino all’indie e all’alternative: senti che questa trasformazione sia stata graduale oppure c’è stato un momento preciso in cui hai capito di voler cambiare direzione?

È stata una continua evoluzione passo dopo passo, ma ricordo che i momenti essenziali sono stati due: il primo è stato accendere l’autotune e il secondo è stato spegnerlo.

Hai detto più volte di ascoltare soprattutto musica internazionale: quali artisti senti abbiano influenzato maggiormente il modo in cui costruisci melodie e atmosfere nei tuoi ultimi brani?

Gli artisti che mi hanno maggiormente influenzato sono Tame Impala, James Blake, Frank Ocean, Bennett Coast e Travis Scott.

“Pistola” sembra molto essenziale nella produzione, quasi trattenuta: avete lavorato per togliere elementi e lasciare spazio all’impatto emotivo del testo?

Penso che nelle canzoni non servano molti suoni o strumenti per renderla funzionale. In “Pistola” abbiamo lasciato spazio alle strofe per riempire bene nel ritornello.

Tra “Colori”, “Venerdì” e adesso “Pistola” si percepisce una ricerca continua di identità sonora: hai la sensazione di essere finalmente vicino al suono che immagini per il tuo primo album?

Sì assolutamente, è stata una ricerca venuta un po’ col tempo e un po’ all’improvviso, provando e riprovando.

Nel brano c’è una tensione costante tra immediatezza pop e scrittura più introspettiva: quando componi pensi mai a quanto una canzone possa essere “accessibile”, oppure segui solo quello che senti in quel momento?

Inizialmente vado di getto: scrivo, canto e faccio freestyle, mentre per quanto riguarda “l’accessibilità” della canzone non ci do molto peso in realtà. Diciamo che vado in base alla sensazione che provo nella scrittura e nella registrazione.

https://www.instagram.com/john.peaterson