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“Sesso nel Futuro”, intervista ai Cantoscena

Due singoli consecutivi in cima alla Top Viral 50 Italy di Spotify, 350 milioni di views su TikTok, distribuzione radiofonica internazionale, e un progetto costruito interamente con l’IA. Cosa dice questo ai discografici tradizionali?
A chi ha orecchie per intendere – e non ci riferiamo solo ai discografici, ma all’industria nella sua interezza – questo dovrebbe far intuire che l’IA nella musica è qui per restare. La recente levata di scudi contro la musica prodotta con l’IA è una tempesta destinata a dissiparsi con il tempo. Esistono già diversi modi di implementare l’intelligenza artificiale nei processi creativi musicali, e alcuni produttori storici – vedi Dr.Dre, Timbaland e Will.i.am – lo hanno già capito benissimo. Per Cantoscena, finora, ne abbiamo sfruttati solo alcuni tra quelli già disponibili: quelli più funzionali al progetto. Con l’evoluzione di questa tecnologia, le possibilità creative aumenteranno esponenzialmente. Abbiamo già avuto modo di ribadirlo in più di un’occasione: un giorno non molto lontano ci saranno bot musicali IA che improvviseranno su un palco, intessendo dialoghi musicali con musicisti umani. Da questa interazione nasceranno linguaggi sonori completamente nuovi. Siamo pronti a scommettere che molti dei bacchettoni travestiti da puristi, che oggi si indignano squarciandosi le vesti a causa dell’uso dell’intelligenza artificiale nella musica, saranno gli stessi che domani si strapperanno le mutande in visibilio. Sarà così per produttori, musicisti e pubblico. Non è una profezia, ma una semplice deduzione logica, tra l’altro estrapolabile dai dati già a disposizione e da fatti verificabili da chiunque.

“Il Sesso nel Futuro” nasce da una collaborazione tra due progetti IA distinti. Dal punto di vista della distribuzione e dei diritti, come si gestisce un featuring tra entità artificiali?
Nel nostro caso la divisione dei compiti è molto netta ed è stata concordata sin dall’inizio. L’aspetto musicale è a firma Cantoscena, quindi con tutti i diritti annessi. Beatrice Brogio ha curato l’intero comparto visivo, confermando di avere moltissimo talento, un entusiasmo ammirevole e grande professionalità. Da questa collaborazione traggono beneficio entrambi i progetti, in termini di qualità, esposizione e credibilità.

La versione spagnola del primo singolo ha triplicato le visualizzazioni dell’originale italiano. Cantoscena sta pensando a una strategia internazionale strutturata o il mercato estero è ancora un effetto collaterale?
“Ábreme el culo” ci ha dato grandi soddisfazioni, diventando un fenomeno di culto sia in Spagna sia in America Latina. Da diversi mesi è regolarmente suonata nelle radio d’oltreoceano, e questo ci riempie d’orgoglio. Cantoscena è un progetto principalmente italiano e verosimilmente resterà tale; ciò non toglie che in futuro replicheremo produzioni in lingua straniera, se e quando il risultato ci convincerà pienamente.

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Avete firmato la sigla ufficiale di Muccassassina 2025-26. È il primo passo verso una presenza in contesti live e di eventi o Cantoscena resta un progetto nativamente digitale?
Quello della dimensione live è un aspetto che stiamo valutando da tempo, ma non è nostra intenzione uscire con qualcosa di affrettato. Preferiamo piuttosto attendere, in modo da avere pronto in futuro uno spettacolo all’altezza della qualità dei brani, delle nostre aspettative e di quelle del pubblico. La cover band sarebbe la scelta più ovvia e quella di più facile realizzazione, ma anche la meno soddisfacente dal punto di vista artistico. Un’idea interessante sarebbe quella di costruire un musical intorno alla leggenda di Cantoscena, che in realtà esiste già in forma embrionale, mentre il sogno proibito è uno show virtuale con l’uso di ologrammi. Per realizzare l’uno o l’altro – o entrambi – servono però risorse di cui al momento non disponiamo, anche perché avrebbe senso realizzarli solo ed esclusivamente a grandi livelli. Cogliamo l’occasione di questa intervista per lanciare un appello a chi fosse interessato a collaborare con noi in tal senso. Invece, sul fronte dei progetti live quasi pronti, a fine maggio inaugureremo a Treviso “Cantoscena Augmented!”. Sarà una serata sfrontata
e dancereccia: un dj-set anomalo e indisciplinato, ricco di groove e rime sboccate, tra perle vintage, glitter-funk, vandalismo pop, soundscape sintetici, punk nostrano, grandi classici e, ovviamente, diversi brani targati Cantoscena.

La campagna di “Il Sesso nel Futuro” prevede ancora demo, B-side, intervista ad Artea. È un modello di rollout classico applicato a un contesto non convenzionale, o state reinventando anche quello?
Abbiamo già in passato preparato interviste esclusive agli artisti virtuali di Cantoscena e prodotto versioni alternative di alcune canzoni. Questa strategia comunicativa va di pari passo con l’idea del world building cucito su misura sul catalogo che, oltre a darci particolare gusto nel costruirlo, è assolutamente funzionale al progetto: ne arricchisce i contenuti, aiuta a cementare il patto di sospensione dell’incredulità con chi ci ascolta e contribuisce a dare maggiore dignità artistica ai brani stessi.

Una cosa che l’industria musicale tradizionale non ha ancora capito di Cantoscena?
Verso i grandi produttori e gli artisti che hanno fatto la storia della musica italiana, noi nutriamo grande rispetto. Sono i giganti sulle cui spalle si posano realtà come la nostra. Purtroppo, però, l’industria musicale tradizionale odierna è composta anche da molti arrivisti, tanti personaggi snob e parecchi cialtroni. Ai nostri detrattori che fanno parte di queste ultime schiere, rispondiamo che ognuno ha il diritto di farsi piacere o non piacere un qualsiasi progetto, ci mancherebbe, ma allo stesso tempo quando l’intento nascosto è quello di sminuire gratuitamente le produzioni altrui come tattica di auto-protezione, allora si, in quel caso aggiungiamo – e senza indugio alcuno – che ce la possono riccamente sucare! Ciò che forse questi soggetti non hanno capito di Cantoscena, o che forse preferiscono non capire, è quanto sia in realtà un progetto creativamente strutturato, con alla base una visione molto forte e una grandissima passione, che ne sostengono tutti gli aspetti produttivi. Quello che ancora probabilmente non sanno, invece – e che con “Il Sesso nel Futuro” è nostra
intenzione tentare di far emergere – è che oltre al turpiloquio e alla “demenzialità” abbiamo altri colori a disposizione nella nostra tavolozza.