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Oltre i Talent, verso il talento: Rita De Angelis e la sfida di ItaliaVision per una musica senza barriere

Ciao Rita, l’edizione 2025 si è conclusa con la vittoria di Arabia e una finale emozionante al Teatro di Tor Bella Monaca, sotto lo sguardo del Maestro Mogol. Guardandoti indietro, qual è l’immagine o l’emozione più forte che ti ha lasciato questa prima edizione?

Rita De Angelis
Rita De Angelis Direttore Artistico

L’immagine più forte è quella del pubblico partecipe, emotivamente coinvolto non solo nella performance finale, ma nell’intero percorso degli artisti. Non era semplicemente una gara: era una comunità che si riconosceva nella musica. Vedere giovani artisti salire su quel palco con autenticità, senza maschere, e ricevere un ascolto così sincero è stata la vera vittoria.
È lì che ho capito che ItaliaVision aveva già centrato il suo obiettivo.

Avete scelto luoghi simbolo come le periferie di Roma (Tor Bella Monaca) e la storica Genova per le semifinali. Qual è stata la risposta degli artisti e del territorio a questa scelta “coraggiosa”?

La risposta è stata sorprendente, ma in fondo anche molto naturale.
Gli artisti hanno percepito subito il valore di portare la musica in contesti reali, vivi, spesso lontani dai circuiti tradizionali. Il territorio ha risposto con entusiasmo, con partecipazione autentica.
Non è stata una scelta “coraggiosa” nel senso di rischiosa: è stata una scelta necessaria.
La cultura deve abitare ovunque, non solo nei luoghi già consacrati.

Le iscrizioni per la nuova edizione si aprono oggi 4 maggio. Cosa ti aspetti di trovare nei demo di quest’anno? C’è un genere o un’attitudine che vorresti veder emergere maggiormente nel 2026?

Più che un genere, cerco un’urgenza espressiva. Mi aspetto di trovare artisti che abbiano qualcosa da dire, anche in modo imperfetto, ma sincero. Se devo esprimere un desiderio, mi piacerebbe vedere meno omologazione e più coraggio: contaminazioni, identità locali, sperimentazione. Non serve inseguire il trend, serve riconoscere la propria voce.

“La voce dell’Italia, il suono del futuro” è stato il claim del 2025. Come si evolverà questo messaggio per la prossima edizione? Ci saranno novità strutturali nel format?

Il messaggio evolverà mantenendo la sua radice: dare spazio a chi rappresenta davvero il presente musicale del Paese. Stiamo lavorando per rendere il percorso ancora più formativo, non solo competitivo. Ci saranno momenti di confronto, workshop e occasioni di crescita concreta per gli artisti. ItaliaVision deve essere un’esperienza che lascia strumenti, non solo visibilità.

In un’epoca dominata dagli algoritmi dei social e dai format televisivi standardizzati, ItaliaVision si propone come un porto sicuro per chi cerca una ‘musica vera’. Come si protegge l’unicità di un artista emergente durante il percorso del contest?

Proteggere l’unicità significa non forzare mai un artista dentro uno schema.
Non chiediamo di adattarsi, ma di esprimersi. Il nostro compito è accompagnare, non modellare. Evitiamo logiche di “costruzione” artificiale e lavoriamo invece sull’ascolto, sul rispetto del percorso individuale. Anche gli errori fanno parte dell’identità: non vanno eliminati, ma compresi.

ItaliaVision non è solo musica, è inclusione. In che modo la direzione artistica riesce a bilanciare la ricerca dell’eccellenza tecnica con l’obiettivo di portare cultura e socialità nelle zone più fragili del Paese?

L’eccellenza non è in contrasto con l’inclusione.
Al contrario, si alimentano a vicenda. Portare musica di qualità in contesti fragili significa alzare l’asticella culturale e offrire nuove possibilità.
Allo stesso tempo, quei contesti restituiscono autenticità, energia e verità che spesso mancano altrove. Il bilanciamento avviene naturalmente quando si lavora con rispetto e visione.

L’anno scorso la giuria era presieduta da Mogol. Qual è il consiglio più prezioso che un gigante della musica come lui ha lasciato a te e ai ragazzi, e che porterete nel bagaglio dell’edizione 2026?

Il consiglio più prezioso è stato quello di non tradire mai la verità di ciò che si scrive e si canta. Mogol ha ricordato a tutti, con grande semplicità, che una canzone funziona quando arriva, non quando è perfetta. Questo principio resterà centrale anche per noi: privilegiare l’emozione rispetto alla costruzione.

Oltre al premio finale, cosa speri che resti concretamente agli artisti che partecipano a ItaliaVision, una volta spenti i riflettori del palco?

Spero resti consapevolezza. Di sé, del proprio valore, ma anche del lavoro necessario per crescere.
E poi relazioni: contatti, collaborazioni, amicizie artistiche. ItaliaVision deve essere un punto di partenza, non un traguardo.
Se anche solo alcuni di loro usciranno da questa esperienza con una direzione più chiara, allora avremo fatto davvero la differenza.

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Per partecipare alla nuova edizione di ItaliaVision 2026 consulta il sito https://www.italiavisionfestival.it

Roberto

Roberto

Creando Diffusioni Musicali, abbiamo voluto dare vita a uno spazio dove le nuove voci potessero farsi sentire. Ascoltare i giovani talenti è sempre una grande fonte di ispirazione!

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