Copertina singolo The Final Fade Of then and now Giuseppe Fresta (6)

Dentro l’album di Giuseppe Fresta: tra luce, identità e bisogno di libertà

Giuseppe Fresta firma un album compatto e personale, capace di tenere insieme energia e riflessione con una scrittura che resta accessibile ma non banale, e che cresce ascolto dopo ascolto. “Songs of Then and Now” è un album che vive di contrasti, ma non li espone mai in maniera esibita. Giuseppe Fresta lavora su una linea sottile, in cui emozione e controllo si tengono in equilibrio senza mai esplodere completamente. Il risultato è un ascolto che si sviluppa per accumulo, più che per rottura, e che conserva una sua coerenza interna anche quando cambia prospettiva tematica da un brano all’altro. Brani come “The One I’ve Been” rappresentano bene questo processo. L’idea di lasciarsi alle spalle “il dolore e la pioggia” e trovare finalmente una direzione chiara restituisce una sensazione di liberazione trattenuta, mai dichiarata in modo enfatico ma sempre percepibile. Il testo insiste su un’immagine di rinascita graduale, passo dopo passo,senza rimpianti, e proprio questo passo misurato diventa una cifra dell’intero album. C’è qualcosa, nel modo in cui Fresta costruisce i suoi pezzi, che richiama certa scrittura britannica più riflessiva, quella che preferisce l’atmosfera al colpo di scena e la densità armonica al puro ritornello. Non è un caso che il riferimento al pop-rock anglosassone sia così evidente, ma mai imitativo. In alcuni passaggi torna in mente una sensibilità che potrebbe far pensare alla malinconia elegante di certi Tears for Fears meno immediati o a certe aperture melodiche che guardano ai giorni migliori di un songwriting adulto, senza però mai trasformarsi in citazione programmatica. “Burning Through the Light” introduce una dimensione più ampia,quasi spirituale, con l’idea di sollevare l’anima e vivere con pienezza senza rimandare. È uno dei momenti più aperti del disco, dove la tensione interna trova una via di sfogo più luminosa e quasi ascensionale. La scrittura qui si fa più essenziale, più martellante, e lavora per immagini ricorrenti capaci di imprimersi subito. Quello che colpisce è la coerenza complessiva. Non ci sono brani fuori posto,non ci sono deviazioni inutili. Tutto sembra pensato per sostenere un percorso preciso. Forse proprio questa coerenza, a tratti, limita la possibilità di sorpresa, e in un paio di episodi si potrebbe desiderare una frizione in più, un’increspatura più forte nella dinamica generale. Ma la compattezza dell’insieme resta uno dei punti di forza del lavoro. È un album che non cerca di piacere subito. E proprio per questo riesce a restare. Fresta non forza mai la mano, non cerca lo slogan emotivo e non riempie gli spazi con artifici

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