
L’ascolto di “Una lacrima al giorno” restituisce una sensazione di spazio, come se ogni elemento fosse collocato con attenzione. Il pianoforte apre e guida, mentre la voce rimane sempre al centro, senza artifici. Il testo si sviluppa come un confronto continuo, e “Mai più, mai più, mai più la vita” introduce una tensione che non viene risolta ma accettata. Questa scelta rende il brano interessante perché evita una chiusura prevedibile. L’uso delle immagini è diretto ma non banale, e la frase “vivo di immagini come i sordi” aggiunge una sfumatura più complessa. Si può pensare a certi lavori di Niccolò Fabi o Diodato per la capacità di mantenere un registro intimo senza perdere struttura. Il progetto artistico appare già definito nelle intenzioni, anche se lascia spazio a evoluzioni. Non tutto è perfettamente sviluppato, e qualche passaggio potrebbe essere ulteriormente approfondito, ma l’insieme ha una coerenza che regge. Il brano non cerca scorciatoie e questo lo rende credibile.







