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Dario Distasi: “L’urgenza di scrivere e la sfida indipendente: perché questo ‘caos’ vale la pena”

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Dieci anni fa, tra le pieghe di un periodo complesso, Dario ha scoperto che scrivere non era solo un esercizio di stile, ma una strategia di sopravvivenza. Da quell’urgenza mai provata prima è nato un percorso solista che oggi lo vede riflettere sull’evoluzione del proprio sound — dalla recente ed elettrica Forever alla sincerità acustica di Where the Wind Blows. In questa parte finale della nostra chiacchierata, l’artista esplora il suo rapporto con la scena locale, la soddisfazione di riconoscersi nei propri lavori passati e la bellezza di un futuro musicale tutto da inventare, lasciandosi trasportare, appunto, da dove soffia il vento.

C’è stato un istante preciso, magari durante i tuoi viaggi o le tue sessioni di registrazione, in cui hai capito che la musica sarebbe stata definitivamente parte della tua vita?
Sì… circa dieci anni fa, prima di pubblicare i nei primi brani solisti. Quei brani sono nati come reazione a un periodo complesso, e sono stati il modo per uscirne. Quando mi sono reso conto che dedicavo buona parte del mio tempo a scrivere e registrare, con un’urgenza mai provata prima, capito che non avrei mai lasciato quell’aspetto della mia vita da parte.

Visti i tuoi trascorsi fuori dall’Italia, che rapporto hai oggi con la scena musicale della tua città d’origine? Ti senti parte di una comunità artistica locale?
Il concetto di scena musicale è cambiato tanto e questo ha senz’altro a che fare con il contesto live e il rapporto con la musica dei giovanissimi.
Il mio aver viaggiato tanto, formato band in più luoghi e aver avuto rapporti musicali con molte persone è una peculiarità, ma allo stesso tempo conservo un legame stretto con gli artisti della mia zona.

Se dovessi descrivere “Where the wind blows” con tre parole, quali sceglieresti per riassumere la sua essenza?
Necessaria. Asciutta. Sincera.

C’è una frase o un verso specifico all’interno del tuo nuovo brano a cui sei particolarmente legato?
“We’ve been through disaster, one way or another, all this mess was worth just coming true”.
Credo si possa applicare bene anche a quell’ora sto cercando i fare. Essere un artista indipendente è faticoso, è un casino, ma se si ama ciò che si fa ne vale assolutamente la pena.

Ti capita mai di riascoltare le tue vecchie canzoni (come la recente “Forever”)? Che effetto ti fa sentire l’evoluzione del tuo sound?
Certo, è importante farlo. È una grande soddisfazione quando mi accorgo che amo ancora ascoltare musica alla quale ho lavorato incessantemente per mesi. È uno dei miei obiettivi.
Il cambio di sonorità a esempio con “Forever” alle volte mi sorprende e trovo bello che sia così.

Guardando al futuro e lasciandoti trasportare dal vento di questo singolo, dove pensi che ti porterà il tuo prossimo viaggio musicale?
Voglio esplorare, stupirmi e stupire chi mi ascolta. In questo in un momento credo che sia una delle mie priorità.