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Restare sospesi, senza compromessi: dentro il mondo degli Eyes Be Quiet

C’è qualcosa di profondamente controcorrente nel modo in cui gli Eyes Be Quiet si muovono dentro Una stanza vuota: un disco che rifiuta l’immediatezza, che non cerca scorciatoie emotive e che anzi sembra voler restare in una zona liminale, sospesa, dove tutto è accennato e nulla è davvero risolto. È una scelta che non nasce da calcolo, ma da un’urgenza espressiva precisa: quella di essere fedeli a un suono e a una sensibilità che non inseguono le logiche dell’ascolto veloce.

In questa intervista, la band racconta il proprio approccio alla scrittura, il rapporto con l’ambiguità e con chi ascolta, e la volontà di costruire un’identità sonora in continua evoluzione, senza mai irrigidirsi in formule predefinite.

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In “Una stanza vuota” sembra esserci una volontà precisa di evitare qualsiasi appiglio immediato: è una forma di resistenza alle logiche dell’ascolto veloce o semplicemente il modo più onesto che avete trovato per esprimervi?
È venuto in maniera onesta e naturale, siamo amanti di queste produzioni particolari e che non seguono le logiche di quelle che possono essere le classifiche ma allo stesso tempo se avessimo sentito affinità con un hook o un suono più pop non avremmo avuto problemi a seguirlo. Per noi la cosa più importante è sempre essere fedeli a noi stessi e fare qualcosa che ci piace.

Il disco gioca molto sull’ambiguità, sul restare in bilico senza mai risolversi del tutto: avete mai avuto paura che questa scelta potesse allontanare parte di chi ascolta?
No, non ci abbiamo neanche mai molto pensato: sui brani abbiamo sempre fatto scelte in cui credevamo davvero e che ci rappresentassero. Siamo molto autocritici e pensiamo che, se una canzone piace davvero a noi, ci sarà anche qualcun altro a cui piacerà. In fase creativa, quindi, cerchiamo prima di tutto di essere soddisfatti noi del risultato. Il riscontro dei live, poi, ci ha aiutato a vivere tutto questo con ancora meno preoccupazioni.

Più che raccontare, spesso sembrate evocare: quanto è importante per voi lasciare spazio all’interpretazione rispetto al dare un significato chiaro ai brani?
Ogni brano ha un significato preciso, ricorda una emozione e la rivive, ma per noi non era importante che tutti la dovessero capire, era importante che noi e molti altri la potessero sentire. Ci piace l’idea di evocare senza spiegare e siamo felici che si sia creato questo spazio dove ogni persona può immedesimarsi e sentire suo questo album, non importa se il significato che diamo noi ai brani non sia lo stesso che danno gli altri.

In alcuni momenti l’assenza di veri picchi emotivi diventa quasi una cifra stilistica: è qualcosa che avete cercato consapevolmente o è emerso nel processo?
Fin dalla scrittura dei brani sono emerse delle grosse presenze emotive che si sono sviluppate in momenti di pienezza e in momenti di maggiore vuoto. L’alternarsi dei due è sempre stato un processo naturale ma che è stato consapevolmente accompagnato dalla produzione, che li ha accentuati.

Questo disco dà l’impressione di un’identità ancora in movimento, non completamente definita: vi riconoscete in questa lettura o sentite di avere già una direzione molto precisa?
Con questo disco sentiamo di aver trovato un nostro suono e un nostro linguaggio, con tratti personali e riconoscibili. Allo stesso tempo, non vogliamo restare fermi: nei prossimi brani cercheremo di far evolvere questi elementi, senza ripeterci ma nemmeno cambiare strada.

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Roberto

Roberto

Creando Diffusioni Musicali, abbiamo voluto dare vita a uno spazio dove le nuove voci potessero farsi sentire. Ascoltare i giovani talenti è sempre una grande fonte di ispirazione!

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