
Il nuovo singolo di Mister Scala ha qualcosa di curioso: racconta uno dei momenti più strani degli ultimi anni con una leggerezza musicale che quasi sorprende. “Neanche l’ombra di un gatto” nasce da un’immagine molto precisa, quella di una città svuotata dalla pandemia, osservata attraverso gli occhi di una ragazza chiusa in casa.
Il verso che dà il titolo alla canzone è semplice ma molto evocativo. Quando si dice che per strada non passa “neanche l’ombra di un gatto”, l’immaginazione corre subito a una scena silenziosa e sospesa. Mister Scala prende quella frase popolare e la trasforma nel centro narrativo del brano. Musicalmente il pezzo si muove su coordinate funky e soul. Il ritmo è morbido, elegante, con un andamento che ricorda certe produzioni classiche della musica nera americana. Non è difficile pensare a quell’approccio caldo che negli anni ha reso celebri artisti come Stevie Wonder o Jamiroquai, anche se qui il risultato resta molto personale.
A metà canzone emerge però anche un piccolo limite. L’arrangiamento è raffinato, ma in alcuni momenti sembra quasi trattenersi. Una sezione strumentale più coraggiosa o qualche variazione ritmica in più avrebbe potuto ampliare ulteriormente il paesaggio sonoro. Non è un difetto vero e proprio, piuttosto una scelta prudente. Quello che colpisce è la naturalezza con cui Mister Scala racconta la storia. Non c’è enfasi e non c’è bisogno di effetti drammatici. Il groove accompagna il racconto come se fosse una passeggiata musicale dentro una città improvvisamente silenziosa.
Alla fine resta la sensazione di un brano costruito con grande esperienza. Dietro la semplicità apparente c’è un autore che conosce bene il mestiere e sa come trasformare un ricordo collettivo in una piccola scena musicale.








