Barf: L’equilibrio tra l’ironia del rap e la forza della resilienza

Dai primi passi nel 2007 con i Fra Jamb fino alla maturità della carriera solista, Mattia — in arte Barf — ha costruito un percorso unico nella scena rap underground milanese. Capace di spaziare con estrema libertà tra l’ironia goliardica di pezzi come “Rial Tolc” e la profonda introspezione di “Più forte di me”, l’artista racconta oggi una nuova consapevolezza. Al centro della sua evoluzione c’è il concetto di resilienza, intesa non solo come forza individuale per superare momenti difficili legati agli attacchi di panico, ma anche come coraggio di chiedere aiuto e tributo alle figure femminili fondamentali della sua vita, come sua moglie e sua sorella. Con una credibilità ormai consolidata nell’ambiente, Barf si sente oggi pronto per il grande salto, con l’obiettivo di portare la sua musica a un pubblico sempre più vasto.

Dai primi passi nel 2007 al duo Fra Jamb, fino alla carriera solista: c’è stato un palco o un momento preciso in studio in cui Mattia è diventato definitivamente Barf?
Finché ero nei Fra Jamb mi sono sempre percepito nell’insieme del duo, non ho mai ragionato sull’individualità.
A dirla tutta forse Mattia non è mai diventato del tutto Barf, è un costante concatenarsi dell’uno nell’altro.

Ti sei ritagliato uno spazio nella scena rap underground milanese. Come vivi oggi il rapporto con questa realtà, ora che la tua musica spazia tra l’ironia di “Rial Tolc” e la profondità di “Più forte di me”?
Credo (o almeno spero) di essermi conquistato una credibilità nell’ambiente rap che va al di là del singolo brano.
Detto questo, probabilmente “Più forte di me” è un pezzo che ad una serata rap underground non porterei, non tanto per la profondità del testo quanto più per il sound perché stonerebbe con il contesto.

In ‘Più forte di me’, la tua scrittura sembra farsi più densa e carica di significato. Come si intreccia il concetto di resilienza con il tributo alle figure femminili che hanno ispirato il testo?
La resilienza è il punto cardine di tutta la creazione del brano: c’è la resilienza femminile a cui faccio tributo, che va al di là della mia vicenda personale e che riguarda in primis mia moglie e poi anche mia sorella, donne forti che sono diventate tali affrontando tutte le sfide della vita con un approccio invidiabile.
E poi c’è la mia resilienza, quella che mi ha permesso di non lasciarmi andare e soprattutto di farmi aiutare.
Credo che a volte il gesto più coraggioso non sia imporsi di cavarsela da soli a tutti i costi ma ammettere i propri limiti e chiedere a chi ti sta attorno di darti una mano a non affondare.

“Più forte di me” nasce da un periodo molto difficile legato ad attacchi di panico. Quale verso meglio sintetizza la forza che hai trovato in tua moglie e tua sorella per risalire?
“Sei molto più forte perché riesci a sollevarmi l’umore e per poterlo fare devi possedere una forza per davvero superiore”

Che effetto ti fa riascoltare pezzi “goliardici” come “Mi piace far la cacca” o “Ho i capelli pelati” oggi che proponi un ritratto musicale così asciutto e sentito?
Capisco che dall’esterno il contrasto sia piuttosto forte, io in realtà mi ritrovo perfettamente in entrambi i mood e mi piace fare musica proprio perché mi sento libero di essere una cosa o l’altra a seconda di quello che in quel momento mi rappresenta di più.

Hai dichiarato di aver raggiunto la maturità per il “salto di qualità”. Qual è la meta che Barf non ha ancora raggiunto ma che vede all’orizzonte?
Non ho mai avuto la possibilità di confrontarmi col grande pubblico e quindi mi piacerebbe che la mia musica arrivasse a più persone possibili.
Non è una cosa che vedo all’orizzonte, più semplicemente ho la consapevolezza che se dovessi fare il grande salto, sarei molto più pronto ad affrontarlo rispetto a qualche anno fa.