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GREAMS: la Deluxe Edition come riscrittura emotiva

Con la Deluxe Edition del suo album omonimo, GREAMS trasforma il passato in impulso creativo. Tra collaborazioni, suggestioni anni ’80 e paesaggi sonori sospesi tra densità e silenzio, Lorenzo racconta come nostalgia e memoria diventino strumenti per esplorare nuove prospettive, senza perdere l’intimità che caratterizza il suo universo musicale.

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La “Deluxe Edition” del tuo album omonimo viene descritta come una riscrittura emotiva: quale aspetto del tuo passato hai scoperto di vedere sotto una luce diversa durante la lavorazione di questi nuovi brani?
Lavorando a questi nuovi brani ho capito che il passato è qualcosa che continua a cambiare forma. Ho scoperto che potevo trasformare la malinconia in una spinta costruttiva. Credo infatti che l’infanzia non debba essere soltanto un rifugio sicuro, ma un impulso, una spinta per trovare la propria dimensione.

Collaborazioni come quelle con Luca Urbani e Castelli portano il disco fuori dalla sua “zona di comfort”: come hanno influenzato queste diverse sensibilità il tuo approccio alla darkwave e all’elettronica?
Quando scopro un artista che mi piace, mi ci chiudo dentro completamente. Uscire dalla zona di comfort per me significa proprio questo, immergermi nei suoni degli altri per vedere cosa succede. Con gli artisti che hanno collaborato alla Deluxe è andata così. Ognuno mi ha lasciato un pezzo del suo mondo e sono sicuro che questa contaminazione verrà fuori nei pezzi che sto scrivendo ora.

Il tuo suono è profondamente intriso di suggestioni anni Ottanta: cosa cerchi in quel decennio che ritieni manchi o sia necessario nella narrazione musicale del presente?
La mia ispirazione parte sempre dal mio vissuto, dall’imprinting dell’infanzia fino all’adolescenza, un periodo che sto imparando ad analizzare davvero solo adesso. Per questo l’epoca in sé conta poco, è più una questione di ciò che mi è rimasto dentro a livello di pelle, di suoni e di estetica. Penso che oggi sia necessario vivere lentamente, tornare alla semplicità.

In brani come “Caro G. Pastine” o “Ciao Luna!”, la nostalgia sembra essere un linguaggio per interpretare l’attualità: è possibile guardare avanti senza utilizzare il filtro della memoria?
Siamo fatti di quello che abbiamo vissuto, sarebbe difficile guardare avanti senza il filtro della memoria. La nostalgia non è un freno, credo sia più una bussola. Se non so da dove arrivano certe sensazioni, non saprei nemmeno in che direzione far andare i miei pensieri.

Sei un polistrumentista che cura molto l’atmosfera e il “silenzio” tra le note: come riesci a bilanciare la densità dei synth con la necessità di lasciare spazio alla voce e all’introspezione?
Sono nato nel segno della bilancia, per me l’equilibrio è fondamentale. A volte per rimanere in equilibrio c’è bisogno di toccare le estremità, ma solo per un attimo. Ogni cosa ha il suo spazio.

Come si colloca il tuo progetto all’interno dell’attuale scena romana e in che modo lavorare a stretto contatto con realtà e artisti fuori da quel contesto geografico ha cambiato la tua prospettiva sonora?
La scena romana è fatta da tantissime realtà, io appartengo a quella categoria di nerd che vivono per la propria passione. Non credo la passione abbia confini geografici, per cui la prospettiva è ampia.

Tornare su un esordio per espanderlo è un gesto insolito: consideri questa Deluxe un punto di chiusura definitivo di un capitolo o l’inizio di una nuova evoluzione stilistica?
Tornare sull’esordio è stato un modo per dargli la forma definitiva che meritava, arricchendolo con tutto quello che ho imparato in questo tempo. È la fine di un capitolo, ma è anche il trampolino verso un’evoluzione che sto già esplorando nei nuovi pezzi.

https://www.instagram.com/greams

Roberto

Roberto

Creando Diffusioni Musicali, ho voluto dare vita a uno spazio dove le nuove voci potessero farsi sentire.
Ascoltare i giovani talenti è sempre una grande fonte di ispirazione!

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