“Leggere poesia” è il nuovo singolo dei Lady and the Clowns, un momento che mette al centro non tanto una dichiarazione di intenti quanto una riflessione aperta. Il brano nasce da un’esigenza precisa: interrogarsi sul senso della bellezza e sulla possibilità di riconoscerla mentre tutto intorno sembra procedere per accumulo, velocità e frizione costante. Una domanda che attraversa il singolo senza mai diventare didascalica, lasciando spazio all’ascoltatore e al proprio vissuto.
Rispetto ai lavori precedenti, Leggere poesia si muove su un equilibrio sottile tra immediatezza e controllo. La struttura del pezzo accompagna questo movimento: l’alternanza tra acustico ed elettrico non è un semplice esercizio stilistico, ma uno strumento narrativo che sostiene il testo e ne amplifica il senso di sospensione. Gli istinti rock della band restano riconoscibili, ma vengono incanalati in una forma più misurata, capace di suggerire una pausa piuttosto che una fuga in avanti.
Il singolo arriva dopo “Rebel ship” e si colloca in una fase di transizione che guarda già al prossimo album. In questo contesto, Leggere poesia sembra funzionare come una sorta di punto di osservazione: non una sintesi definitiva, ma un momento di messa a fuoco. Il tema della direzione, evocato nel testo, rispecchia anche una condizione artistica in cui la band sembra interrogarsi sul proprio linguaggio, scegliendo di sottrarre piuttosto che accumulare.
Abituati a un immaginario che gioca sull’equivoco, sull’ironia e su una presenza scenica energica, i Lady and the Clowns mostrano qui un volto diverso, più trattenuto ma non meno coerente. Leggere poesia non rinnega la dimensione performativa del progetto, ma la affianca a una scrittura che chiede ascolto e attenzione. Da questo brano prende forma l’intervista, come occasione per approfondire il momento attuale della band, il significato di questo singolo e le prospettive che si aprono all’orizzonte.

“Leggere poesia” sembra invitare a rallentare in un contesto di caos costante: quanto è difficile oggi, anche per chi fa musica, prendersi davvero questo spazio?
In una società dove si ha la percezione di correre continuamente e restare sempre fermi senza mai arrivare a qualcosa di concreto, prendersi un momento per rallentare è diventato difficilissimo. Leggere Poesia è nata nell’istante in cui mi sentivo assorbita dagli impegni e nel completo caos che impediva di stabilire priorità. Soprattutto nel contesto “musica”: troviamo che sia lo specchio di una società che accelera sempre di più e che lascia indietro senza rimorsi. Questo continuo accelerare impedisce perfino di affezionarsi ad un brano o ad un artista perché mese dopo mese c’è già qualcosa e qualcuno di nuovo pronto a sostituirlo.
Il testo ha un ruolo centrale nel brano: la scrittura viene prima della musica o nasce insieme a essa?
Dipende, questo è uno dei casi in cui testo e musica sono nati letteralmente insieme; almeno in acustico voce e chitarra, come nella nostra produzione degli inizi. Questo brano ha rappresentato una sfida interessante, perché proprio per l’impostazione con cui è nato ci ha permesso di giocare con l’arrangiamento ed utilizzare l’adattamento in elettrico per enfatizzare il testo e le immagini che vuole trasmettere. Leggere Poesia parla di una necessità, e la crescita dei suoni accompagna questa urgenza.
Gli istinti rock restano evidenti, ma convivono con una dimensione più riflessiva: come bilanciate energia e introspezione?
Non è detto che nell’introspezione non debba esserci energia, anzi. Quello che abbiamo voluto ottenere con l’arrangiamento del brano è proprio un accompagnamento dell’una all’altra, in cui la forza della musica possa esprimere anche la forza di volontà con cui intendiamo ricavarci un momento nella frenesia del mondo. Dopo l’introspezione è naturale che vi sia l’azione, e Leggere Poesia vuole trasmettere proprio questo messaggio: “voglio restare qui a guardare il cielo e a pensare ai miei sogni e come raggiungerli”, come cantiamo nello special del brano, è un invito ad agire.
Parafrasando un libro che ci piace tantissimo, cioè Bisogno di Libertà di Björn Larsson, bisogna avere una fantasia fortemente radicata nella realtà, e lo sviluppo musicale in questo pezzo vuole proprio accompagnare l’ascoltatore a questa consapevolezza e ad agire per ricavare quello di cui ha bisogno, fossero anche cinque minuti di stacco per leggere e stare con sé.
Sentite che questo singolo descriva una maturazione rispetto ai vostri lavori precedenti?
Forse sì, perché dopotutto siamo sempre proiettati in avanti, verso una crescita personale e professionale. Tornando un po’ alle origini dell’acustico, ma esplorando sentieri sempre nuovi, ogni ultimo brano costituisce un passo verso qualcosa di più maturo. Senza perdere il nostro stile, ma sviluppandolo e raffinandolo ulteriormente, amalgamando sempre di più la scrittura dei testi con la scrittura musicale.
In che modo questo brano dialoga con l’idea del nuovo album che state costruendo?
Questo brano è una parte fondamentale del concept che sta dietro il nuovo album; è un piccolo frammento. Una piccola pietra che compone un mosaico più grande che ha come filo conduttore l’idea che le nostre vite, in questo mondo moderno, vengono spezzettate in tanti piccoli pezzi prismatici che riflettono infinite sfaccettature e creano dispersione nelle nostre esistenze. Nell’ottica di questo concept, Leggere Poesia è un invito a pretendere un momento per sé, ignorando le continue richieste che ci arrivano da fuori e bloccando la fuga di questi frammenti, facendo in modo che rientrino in noi e che ci ricostituiscano.



