Aura Q: tra sabbia, luce e vibrazioni sonore – il debutto di “Sand”

Con il singolo di debutto Sand, gli Aura Q entrano nel panorama musicale con un progetto che unisce pianoforte, violoncello ed elettronica, tra melodie profonde e un’attenta ricerca sonora. Il brano anticipa l’album DAYLIGHT, in uscita a marzo, e offre uno sguardo sulla filosofia della band: la musica come strumento di scoperta e di connessione con l’essenziale, capace di trasformare la percezione del mondo, anche attraverso dettagli apparentemente minuti come la sabbia. In questa intervista, il duo racconta la genesi del singolo, il lavoro sugli arrangiamenti e le prospettive per i prossimi passi live.

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Intervista

“Sand” è il vostro singolo di debutto: come nasce questo brano e perché avete scelto proprio lui per presentarvi ufficialmente al pubblico?
SAND è un brano immediato e ha una linea melodica di grande efficacia, almeno per come la vediamo noi, oltre che una durata ottimale come primo approccio all’ascolto. Le ragioni per cui si sceglie un brano di lancio piuttosto che un altro non sono molto interessanti e sono spesso dettate da valutazioni pratiche. Ne avremmo usato un altro ma dura 7 minuti e ce lo hanno sconsigliato.

Il titolo richiama un’immagine fragile e mutevole: che valore simbolico ha la “sabbia” all’interno del testo e dell’immaginario del pezzo?
Il pensiero che scorre dentro DAYLIGHT, cioè l’album che uscirà a Marzo, è che in questo momento storico serve luce, luce forte capace di fare giorno e di scombinare le ombre. Deve illuminare le coscienze, i brutti pensieri che le deprimono e le azioni oscure che producono. Per farlo ci sono diversi modi, uno di essi è riavvicinarsi alle persone e alle cose in grado di fornirla questa luce, la natura ad esempio ce la regala da sempre ma ce ne siamo dimenticati. La sabbia, per tornare alla domanda, è uno dei tanti elementi della natura a cui non facciamo più caso per ragioni folli. Eppure se la osservi, la tocchi e la vedi come una entità amica, la tua visione del mondo può cambiare radicalmente. Qualche vasetto lo regaleremmo volentieri.

Il vostro sound unisce pianoforte, violoncello ed elettronica: come lavorate sugli arrangiamenti per mantenere un equilibrio tra questi elementi così diversi?
Tutto accade in maniera molto naturale. Non partiamo mai da una idea complessa e seguiamo sempre le indicazioni che il brano mano a mano ci suggerisce. Sembra strano ma non siamo noi a impiantare strategie, ogni pezzo è come se fosse già presente da qualche parte, non facciamo altro che farlo uscire e ascoltare cosa ha da dirci. Il cello e il piano sono i nostri strumenti naturali, l’elettronica il campo magnetico dove li trasfiguriamo (se serve).

“Sand” anticipa l’album di debutto DAYLIGHT: che tipo di percorso emotivo e sonoro avete immaginato per il disco?
Cerchiamo sempre di scrivere brani che siano comprensibili e allo stesso tempo profondi per gli ascoltatori. Questo ci porta a lavorare intorno a soluzioni semplici, senza scegliere la banalità, la semplicità non è mai banale. C’è un volontario recupero della melodia come linguaggio primario del nostro pensiero musicale ma anche l’intenzione di esplorare il suono in profondità e a diverse latitudini.

Avete parlato di musica come forma di ricerca più che di stupore: cosa significa per voi oggi fare musica in questo modo?
Significa prendere coscienza che il suono, nelle sue componenti essenziali, può fare molto di più di quanto gli si consenta con la musica. L’universo materiale è composto da strutture vibrazionali quindi non è difficile intuire che proprio attraverso di esso, attraverso lo studio delle proprietà che possiedono specifiche frequenze, si può intervenire direttamente sulla materia, sulla sua parte atomica e subatomica. Ci sono studi interessanti a testimonianza di come suoni dalla natura consonante dispongono in maniera ordinata le molecole cristallizzate dell’acqua e come suoni dalla natura dissonante lo facciano in modo caotico e disordinato. Anche il nostro corpo e i nostri organi reagiscono a stimolazioni di questo genere solo che non lo sappiamo. Attraverso quelli che chiamano bagni sonori si possono curare malattie, modellare stati interiori, modificare stati psichici e molto altro ancora. Una parte della nostra ricerca si interessa di queste proprietà che poi finiscono anche con l’influenzare il modo in cui facciamo suonare le cose.

Dopo l’uscita del singolo, quali sono i prossimi passi del progetto Aura Q, soprattutto dal punto di vista live?
Il 25 Febbraio esce il secondo singolo e il 27 Marzo l’album. Stiamo preparando il live che sarà pronto in primavera. E speriamo di incontrare il nostro pubblico al più presto dal vivo. Poi si vedrà.

https://www.instagram.com/aura_q_band