
“Un treno per le stelle” evoca una dolce malinconia. Lama, pseudonimo di Marco Labbate, scrive come qualcuno che ha smesso di correre dietro al tempo e ha iniziato a guardarlo passare, seduto su una panchina interiore fatta di ricordi, rimorsi e desideri ancora vivi. Il brano è attraversato da una tensione continua tra ciò che non è stato e ciò che potrebbe ancora accadere, senza mai cadere nella retorica del “tutto andrà bene”. Il treno evocato nel titolo non è una fuga spettacolare né un’epifania salvifica. È piuttosto l’immagine di una possibilità sempre in bilico, che forse passa una volta sola, o forse passa ogni giorno senza farsi notare. Lama canta questa ambiguità con misura, scegliendo una scrittura semplice solo in apparenza, perché dietro ogni verso si avverte un vissuto sedimentato. La musica accompagna questo stato emotivo con discrezione, costruendo un movimento che non esplode mai davvero, ma resta sospeso, coerente con il cuore del brano. “Un treno per le stelle” offre una vera e sincera compagnia.








