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Naif, tra identità e coraggio: la voce di chi non si arrende

“The World isn’t like you” è un manifesto personale e sociale. La band racconta come da un’improvvisazione possa nascere una presa di posizione: l’urgenza di dire “ci siamo” e “valiamo”, anche quando il mondo ci ignora. Un brano costruito sull’istinto, ma lucidissimo nel suo messaggio

“The World isn’t like you” affronta il coraggio di restare sé stessi. Qual è stata la frase o l’immagine che ha dato origine al testo?

“Voler essere qualcun altro è uno spreco della persona che sei” di Marilyn Monroe è stata la frase che ha dato origine ai primi spunti per il testo del brano, una frase che ti sprona ad andare contro le imitazioni.

Il brano porta con sé una tensione costante tra rabbia e vulnerabilità. Da dove viene questa doppiezza così forte nella vostra musica?

Proviene dalla forte dicotomia che ognuno di noi ha dentro di sé. Una delle caratteristiche del nostro gruppo è anche il nostro paradosso, essere ingenui ma anche essere consapevoli, essere arrabbiati ma anche vulnerabili.

Le vostre influenze spaziano tra prog, metal, funk e rock alternativo. Come riuscite a far convivere mondi così diversi dentro un’unica identità sonora?

Le nostre personalità sono state capaci di trovare quella chiave di Volta che collega il tutto, che regge il tutto, quasi come se il misto di questi generi ne creasse alla fine uno solo. Non mancano ovviamente i bisticci e i punti di vista divergenti, ma finora siamo sempre riusciti a trovare la quadra e questo singolo (e l’album di cui fa parte) n’è la prova.

La canzone sembra rivolgersi a chi è stanco di sentirsi giudicato. In che modo la vostra esperienza personale ha plasmato questo messaggio?

Il messaggio è nato solo dalla nostra esperienza personale, che attenzione, il problema non è il giudizio in sé. Ci si riferisce a quel giudizio inappropriato su questioni e esperienze di coloro che non hanno affrontato in prima persona.

Nel singolo c’è un’energia live molto evidente. Quanto del vostro modo di stare sul palco entra nella scrittura dei pezzi in studio?

Diciamo che le cose sono correlate perché è una carica energetica che diventa una sorta di forza centrifuga. Ci piace trasmettere ciò che proviamo e pensiamo sia sul palco che in streaming; vogliamo puntare su un’esperienza che l’ascoltatore possa definire come un “viaggio carico di emozioni” e che, magari, faccia vedere le cose da un altro punto di vista.

Guardando al futuro, quale crescita artistica immaginate dopo un brano così diretto e identitario?

Ci lasciamo aperti ad ogni possibilità. TWILY (acronimo del titolo della canzone) è soltanto una parte di quello che sarà l’album di cui ne fa parte, ed ha delle sfumature diverse da quelle delle altre canzoni.

Prevediamo un’ evoluzione dal punto di vista musicale e di scrittura dei testi.

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