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“Ricordo” – MG tra memoria e spazio d’ascolto | INTERVISTA

Con “Ricordo”, MG firma un brano intimo e profondo che nasce dal bisogno di dare voce a ciò che riaffiora improvvisamente dal passato. La canzone si muove tra memoria emotiva e consapevolezza adulta, raccontando il modo in cui il tempo trasforma le esperienze vissute nell’adolescenza. Non c’è nostalgia fine a sé stessa, ma uno sguardo maturo che osserva errori, fragilità e sentimenti con compassione e lucidità.

Ciao, Mariagrazia. “Ricordo” nasce da immagini che riaffiorano all’improvviso: c’è stato un momento preciso che ha acceso la scrittura del brano?

E’ stato un ritornare in una città marina del passato. Dei particolari, in riva al mare, il suono di un vecchio brano musicale, han fatto riaffiorare ricordi e particolari perduti in un cassetto della memoria.

Nel testo si avverte una distanza tra l’emozione vissuta allora e lo sguardo di oggi. Quanto è stato importante questo doppio livello temporale?

Direi che è sempre molto importante elaborare e rielaborare il passato vissuto. Serve per migliorare e diventare adulti. Ciò che può essere importante per un adolescente può rientrare nella normalità per un adulto, anche il modo di rapportarsi alle persone o ai pari.

La memoria, nel brano, non è mai rimpianto ma strumento di crescita. È un messaggio che senti particolarmente tuo?

Si cresce sempre, ogni giorno: sia nei momenti belli che in quelli meno positivi. A volte anche il negativo serve per costruire qualcosa di positivo o per migliorarsi. Si impara ogni giorno dalle persone, dalle cose, dal modo diverso di rapportarsi agli eventi quotidiani.

Cosa speri che l’ascoltatore riconosca di sé ascoltando “Ricordo”?

Spero che faccia rivivere delle emozioni che sono in cassetti reconditi della memoria in ogni ascoltatore. Molte volte, quando ascolto delle canzoni alla radio, penso a chi le ha scritte e in quale momento siano state elaborate quelle frasi. L’emozione di quell’autore, oltre ad essere aiutata dalla musica, rimbalza e viene assorbita da chi l’ascolta, magari in mezzo al traffico cittadino, alla coda di un semaforo. Quel pensare è a volte come fermare il tempo(il semaforo) per più attimi.

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