Matteo Bordino: “Scheletri nell’armadio”, l’invito cantautorale a calare la maschera

In un panorama musicale e sociale spesso dominato dalla ricerca della perfezione da esibire sui social, il cantautore romano Matteo Bordino traccia una rotta in controtendenza con il suo singolo Scheletri nell’armadio (distribuito da iMusician Digital AG).

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Un viaggio oltre l’apparenza

Il brano si presenta come un intimo e tagliente dialogo davanti allo specchio. Attraverso una scrittura diretta, Bordino affronta e critica la cultura dell’apparire e l’invidia sociale, ponendo l’ascoltatore di fronte a un dilemma fondamentale: continuare a fingere una realtà ideale per compiacere gli altri o trovare il coraggio di accettare le proprie fragilità. Gli “scheletri nell’armadio” smettono così di essere colpe da nascondere e diventano punti di partenza per liberarsi dalle aspettative esterne.

Sonorità e influenze

Dal punto di vista musicale, il brano si inserisce solido nella tradizione del pop-cantautorale italiano. Forte dell’influenza di Renato Zero — riferimento chiave nel percorso creativo dell’artista —, Bordino mette la produzione interamente al servizio del testo. L’arrangiamento è essenziale ma dinamico, con un andamento ritmico che culmina in un ritornello corale e liberatorio («scheletri scheletri siamo noi»), guidato da una voce calda ed espressiva.

Un messaggio autentico

La storia personale dell’artista, non vedente, arricchisce il brano di un’ulteriore chiave di lettura: la musica diventa uno strumento di introspezione e uno spazio libero da filtri. Scheletri nell’armadio si distingue così come una proposta matura, un invito onesto a fermarsi, fare i conti con se stessi e ritrovare la propria autenticità.