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Ruben Coco: “Twin Peaks” racconta il vuoto, la paura e la rinascita

Con “Twin Peaks”, il nuovo singolo, Ruben Coco apre una nuova pagina del proprio percorso artistico, dando voce alle emozioni che accompagnano la fine di una relazione e il difficile confronto con l’assenza. Un brano intimo e diretto, in cui fragilità e consapevolezza convivono in un racconto sincero, capace di trasformare il dolore in occasione di crescita. In questa intervista il cantautore parla delle sue radici abruzzesi, del significato del brano, del proprio percorso musicale e del nuovo album attualmente in lavorazione.

Il pianoforte e la musica italiana ascoltata in casa ti accompagnano da sempre. Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che la musica non sarebbe stata solo un hobby, ma una parte fondamentale della tua vita?

Non c’è un preciso momento ma una serie di eventi molto importanti che mi hanno portato a voler fare questo lavoro. La perdita di persone e l’incontro con altre sono state il mio carburante. Un hobby è solitamente qualcosa punta a “farti stare bene”. Nel mio caso, scrivere e cantare canzoni serviva a sublimare il mio dolore. Non credo che un hobby, seppur in piccola parte, sia in grade di essere cosi impattante nella vita di una persona.

Sei un cantautore fiero delle tue radici abruzzesi. Che rapporto hai con la scena musicale della tua regione e della tua città? Ti senti parte di una comunità artistica con cui scambiare idee e produzioni?

Purtroppo pur essendo fiero delle mie origini, ho raramente trovati stimoli degni di nota dalle mie parti. Ho incontrato ottimi musicisti ma il tessuto artistico della mia città non mi ha mai entusiasmato più di tanto. Per questo motivo “ed altri”, appena ho avuto la possibilità di andarmene l’ho fatto. Ironia della sorte però, lavoro con tutti abruzzesi qui a Milano.

Se dovessi descrivere il tuo nuovo singolo “Twin Peaks” con tre parole che ne racchiudano l’essenza tra delicatezza e ammissione di resa, quali sceglieresti?

Vuoto, paura, rinascita

Il ritornello esplode con una domanda forte – “E ora con chi guarderò Twin Peaks? / Chi abbraccerò nel letto la mattina?” – ma il pezzo si chiude con un altro verso sospeso molto intenso. C’è una frase di questo nuovo brano a cui sei particolarmente legato e che ti tocca di più quando la canti?

“Passo a casa quando non ci sei, ma poi non passo perché tu non ci sei”. Chi di noi non è mai caduto in questa trappola? La paura di vedere una persona pur avendo un estremo bisogno di farlo.

Dal 2018 ad oggi hai pubblicato diversi brani, come “Gloria no” o “Nel frattempo”, prima di arrivare alla maturità sonora di oggi. Ti capita mai di riascoltare le tue vecchie canzoni? Che effetto ti fanno a distanza di anni?

Ascolto le mie canzoni molto spesso. Lo faccio appunto per capire il viaggio che sto facendo. Ovviamente di qualche brano cambierei alcune cose ma sono anche convinto che quando si prende una scelta, che sia essa lirica o armonica, si pensa sia sempre quella giusta. Poi il tempo parla e tutto cambia.

Con un nuovo album in arrivo a fine anno che approfondisce i temi dell’identità e della trasformazione emotiva, dove pensi che ti porterà questo viaggio musicale e quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato nella scena cantautorale italiana?

Ho paura che il viaggio per la realizzazione del disco sarà un po’ più lungo questa volta.

Il mio nuovo album “se tutto va bene” è previsto per la prossima primavera. La ricerca di nuove liriche e nuovi modi di raccontare, nonché nuove sonorità, sta rallentando un po’ il mio processo di creazione. Non so dove mi porterà perché le mie previsioni e pronostici sono sempre risultati sbagliati. Nella scena musicale italiana vorrei ritagliarmi un piccolo pezzo dove stare comodo e far stare bene la gente che avrò voglia di venirmi a sentire.