“Viviamo Di Questo” non è un titolo: è un manifesto. Intervista a DSD & Sir Francis

C’è chi fa rap per provarci, e chi lo fa perché non saprebbe vivere altrimenti. “Viviamo Di Questo” nasce proprio da qui: non come slogan, ma come dichiarazione d’identità. In un pezzo che mette davanti appartenenza, coerenza e vissuto più del risultato, DSD & Sir Francis — due voci di generazioni diverse — si incastrano con naturalezza, parlando la stessa lingua: quella dell’hip hop “keep it real”, senza personaggi e senza fronzoli. Li abbiamo intervistati per farci raccontare quando il rap è diventato casa, cosa significa restare fedeli a sé stessi oggi e perché, a volte, il successo più grande è continuare a bruciare dello stesso fuoco.

“Viviamo Di Questo” è un titolo che non lascia spazio a dubbi. Quando avete capito che il rap non era solo musica, ma una scelta di vita?
Nel nostro caso è successo presto. Per DSD il primo approccio con il rap risale addirittura all’infanzia: aveva circa 3 anni, era il 1988, e sua sorella ascoltava Jovanotti, appena uscito con l’album La mia moto. Passava i pomeriggi ad ascoltare quella cassetta. Da lì il rap è diventato una presenza costante, uno sfogo e una colonna sonora della vita. Per entrambi, comunque, la musica è sempre stata qualcosa che va oltre il semplice ascolto: ci ha accompagnato nei momenti belli e in quelli più difficili e continua a farlo ancora oggi. Viviamo di questo è un titolo che descrive perfettamente cosa rappresenta la musica per noi.

Il brano parla di coerenza e appartenenza più che di successo. Quanto è difficile restare fedeli a se stessi oggi nel rap?
Per noi non lo è. Abbiamo sempre fatto e detto ciò che volevamo, senza appoggiarci alle nuove tendenze solo per fare più ascolti o arrivare a chissà chi. Non cerchiamo il rap per soldi: ognuno ha il proprio percorso e il proprio lavoro, e prima di tutto questa resta una passione, un amore. Siamo grati di essere ancora qui a farlo con la stessa voglia di quando abbiamo iniziato. Questa, per noi, è già la gioia più grande. Poi certo, fa piacere arrivare a più persone possibili, ma sempre nel nostro modo, comunicando ciò che vogliamo e come vogliamo, senza troppi compromessi.

Arrivate da due generazioni diverse, ma nel pezzo sembrate parlare la stessa lingua. Dove si incontrano i vostri percorsi?
Questo è il bello dell’hip hop: parliamo la stessa lingua e condividiamo la stessa attitudine. Le strofe non le abbiamo scritte insieme: abbiamo ricevuto il beat e ognuno ha lavorato per conto proprio, eppure il risultato è stato naturale e coerente, anche se inizialmente non ci conoscevamo nemmeno di persona. Ci siamo resi conto di parlare la stessa lingua ascoltando i rispettivi pezzi in studio, anche grazie al fatto di far parte della stessa etichetta, Underbridge Records.

Nel testo c’è molto vissuto, poca finzione. Quanto è importante per voi raccontare solo ciò che avete davvero vissuto?
Tanto, è sempre stato così per entrambi. Per noi è importante raccontare ciò che viviamo davvero, senza costruzioni o personaggi. L’hip hop, almeno come lo intendiamo noi, nasce proprio da questo: essere autentici, “keep it real”.


Il beat di Stefano Iezzi è diretto, senza fronzoli. Quanto conta per voi un suono che “non tradisca” il messaggio?
Molto. Per noi il beat è metà della canzone. Quando si crea una base è un po’ come scrivere un testo o dipingere un quadro: in ogni caso stai raccontando qualcosa, non importa come lo fai. È comunque arte, quindi per noi la musica conta tanto quanto il testo. Un suono coerente aiuta a non tradire il messaggio e a renderlo ancora più diretto.

C’è un verso di “Viviamo Di Questo” che sentite particolarmente vostro? Perché?
In realtà ci riconosciamo entrambi in tutte le nostre strofe, perché raccontano davvero quello che siamo. C’è però un passaggio che rappresenta bene lo spirito del brano: “Brucia ancora il fuoco in questo gioco, vivo per questo come ogni mio socio, vengo dal sottosuolo, punto al firmamento, ho bene in mente le strade da cui provengo.” Racchiude l’idea di passione, appartenenza e percorso, che poi è il senso stesso di Viviamo di Questo.

Il rap oggi è spesso legato alle mode. Per voi invece sembra essere una radice. Cosa rappresenta davvero l’hip hop nella vostra vita?
Rappresenta molto di quello che siamo: il nostro modo di pensare, di muoverci, perfino di vestirci. In un certo senso rappresenta noi. Siamo grati che l’hip hop sia entrato nelle nostre vite: ci ha fatto conoscere tante persone, ci ha portato in posti diversi e ci ha regalato molte esperienze, belle e meno belle, ma comunque formative. Qualcuno di noi ci ha rimesso pure un po’ di acufene, ma rispetto a tutto quello che questa cultura ci ha dato, il bilancio resta decisamente positivo.

Se qualcuno ascoltasse questo brano per capire chi siete, cosa vorreste che cogliesse di voi?
L’amore che ci mettiamo e il fatto che in quei versi c’è davvero il cuore. Ci fa piacere quando questo arriva a chi ascolta e, a quanto pare, qualcuno nei commenti lo ha già colto. Questo per noi è motivo di grande soddisfazione.