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La responsabilità di “Laggiù”- Andrea Perrozzi

“Laggiù” non accusa direttamente, ma pone una domanda scomoda: quanto siamo disposti a sentirci coinvolti nel dolore che non ci tocca personalmente? Andrea Perrozzi apre spunti e riflessioni con questo suo nuovo brano, trasportandoci in una dimensione che, forse, non siamo sempre disposti ad analizzare. È paura, resa o difficoltà?

Andrea, oggi siamo qui per parlare di “Laggiù”. Questa canzone nasce più dalla rabbia o dal senso d’impotenza, davanti a certi “orrori”?

Nasce più dal senso d’impotenza.

La rabbia è un’emozione che ti fa muovere, l’impotenza invece ti blocca, ti mette davanti a un limite.

“Laggiù” nasce proprio da lì, da quella sensazione di non sapere cosa fare, se non fermarmi e sentire.

È una canzone che non reagisce, ma resta.

Ti senti parte di quella distanza morale che descrivi? Cosa fai per evitarla?

Sì, certo che ne faccio parte.

Sarebbe ipocrita dire il contrario.

Quella distanza riguarda tutti noi, me compreso.

Scrivere questa canzone è stato il mio modo per non far finta di niente, per non archiviare tutto troppo in fretta.

Non so se basta, ma almeno è un tentativo di restare presente.

Pensi che l’arte debba assumersi il rischio di disturbare, di smuovere le coscienze? Hai in mente qualche episodio della tua carriera in cui è stato necessario “rischiare” per un bene superiore?

Credo che l’arte, quando è sincera, disturbi inevitabilmente qualcuno.

Non perché vuole provocare, ma perché mette in discussione.

Nel mio percorso ho imparato che seguire una necessità vera comporta sempre un rischio: di non piacere, di non essere compresi.

Ma se non rischi, stai solo ripetendo qualcosa che esiste già.

Che tipo di reazione speri nel pubblico? E quale responsabilità senti di aver assunto, come artista?

Non cerco una reazione precisa.

Mi basterebbe che chi ascolta si fermasse un attimo, anche solo per un momento.
La responsabilità che sento è quella di non semplificare, di non voltarmi dall’altra parte.
Come artista non posso risolvere nulla, ma posso scegliere di non rendere tutto più facile da dimenticare.

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