C’è una generazione che cresce guardandosi allo specchio attraverso uno schermo. “Belli/e”, il nuovo singolo di Diletta Fosso, nasce esattamente in quel cortocircuito: tra ciò che siamo e ciò che i social ci chiedono di sembrare. La giovane cantautrice pavese, violoncellista classe 2010, firma una canzone pop luminosa e tagliente che mette in discussione l’ossessione per l’apparenza e restituisce valore alla bellezza imperfetta, reale, umana. Il brano ha già ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il secondo posto al NYCanta di New York e la menzione d’onore “Testo Young” al Premio Lunezia, segno di una scrittura che sa parlare al presente senza superficialità.

“Belli/e” gioca con il linguaggio del feed – gloss, outfit, like – e lo fa scontrare con immagini di vita vera: un libro, una bambina che corre, la terra dopo la pioggia. È un pop che scorre, ma che sotto la patina nasconde una malinconia gentile, una nostalgia di verità. Il violoncello Alfred, inseparabile compagno di Diletta, non è solo uno strumento ma una voce aggiuntiva: entra, respira, sostiene e colora il brano, creando un contrasto emotivo potente tra classicità e modernità. A soli quindici anni, Diletta Fosso non scrive canzoni per piacere agli algoritmi, ma per far sentire meno soli. E “Belli/e” è un manifesto silenzioso contro l’idea che la bellezza debba essere misurata.





