“Miracoli, Catrame” non è un semplice album d’esordio (dal 28 novembre 2025 per FDAM/Altafonte); è una dichiarazione di intenti filosofica, un’esplorazione del rapporto con sé stessi che diviene il filtro per osservare il mondo. Mormile struttura il disco attorno al dualismo espresso nel titolo: i Miracoli (la più pura ambizione) e il Catrame (il mortificante squallore) coesistono nell’autore. L’incontro metaforico con lo specchio, centrale in copertina, è il punto di partenza per questo viaggio interiore.
L’artista, Paolo Mormile, riesce a fondere tre anime musicali – pop melodica, groove funk e cantautorale – in un’opera coerente. Il disco è un “puzzle” di brani vecchi e nuovi, tenuti insieme da un filo conduttore tematico. Si parte con “FILTRO”, una traccia strumentale che, con i suoi suoni ventosi e metallici, prepara all’incontro con questo scenario desolato. L’esplosione surrealista di “IN ABITO DA SERA” conferma che l’ascoltatore è entrato in un universo variegato. La musica di Mormile, che ama camminare sul confine della contraddizione, non teme di affrontare il disagio sociale (LTMTV, MOQUETTE BLU) con sfumature intense, ironiche e surrealiste. Il risultato è un pop d’autore che restituisce spessore e ricerca sonora al panorama contemporaneo.
C’è stato un momento chiave che ha segnato l’inizio del tuo percorso artistico?
Non ricordo un momento in particolare, ma piuttosto posso dire che la passione per la musica e per le canzoni si è fatto pian piano sempre più spazio fino a diventare un’esigenza espressiva. Di conseguenza ho capito che mi interessava e mi affascinava pensare di poter esprimermi scrivendo canzoni, anche se il tutto è passato per un processo.
Dopo aver chiuso la produzione di un brano, chi è la prima persona con cui lo condividi? E perché proprio lei/lui?
Di solito è la mia compagna, con cui ho un rapporto di grande condivisione in questo ambito.
Ha una grande cultura musicale e un buon gusto in merito all’arte. Per questo mi fido molto del suo senso critico, non sceglie di approvarmi a prescindere e per me è importante.
Come vivi la scena musicale della tua città? Ti ha influenzato in qualche modo?
Quando ho iniziato a fare musica non sapevo nemmeno dell’esistenza di una scena musicale nella mia città, il che mi faceva sentire molto solo e privo di confronto nella mia cerchia di conoscenze. Poi, un po’ alla volta, ci siamo trovati e ho conosciuto artisti, musicisti e cantautori che oggi stimo tantissimo e sono per me di grande stimolo.
Il tuo nuovo album è finalmente fuori: qual è stata la sua genesi? C’è un filo conduttore che lega i brani?
Mi piace pensare che il “macrotema” del disco sia il rapporto con me stesso declinato in diversi aspetti e con diversi approcci. A volte ironico, altre meno.
Quali nuovi orizzonti vuoi esplorare con la tua musica? Su cosa stai lavorando ora?
Sto pensando all’evoluzione del sound che voglio ottenere nei prossimi brani, mi piacerebbe affinare ancor meglio dei concetti già presenti nella mia musica per renderli ancora più personali.








