Sci Fi Ayra

INTERVISTA- “Built To Survive”: Ayra tra tecnica estrema e anima profonda

Con un brano che unisce sound design, orchestrazioni e un messaggio sociale incisivo, Ayra definisce il suo stile personale: il Neurocore Metal. In questa intervista parla del lavoro dietro le quinte, delle difficoltà, delle ispirazioni e dell’energia dirompente che lo accompagna sul palco e sul set.

Ayra, è un piacere averti qui. Com’è nata l’idea di coinvolgere nel videoclip un atleta con sindrome di Down?

Proprio in virtù del significato profondo del testo e di ciò che questo brano rappresenta, ho sentito il desiderio di chiedere supporto a un caro amico. Lui è una persona che ha dovuto combattere per tutta la vita con una disabilità, spesso senza nemmeno rendersene conto: è un vero eroe sotto questo punto di vista ed anzi non bisogna dimenticare che è addirittura un campione nazionale e ha partecipato a diversi concorsi di livello mondiale: è un indiscusso maestro nel suo settore. Questo, a maggior ragione, mi fa sentire incredibilmente vicino a lui: entrambi mettiamo anima e corpo in ciò che facciamo. Lui è un esempio di resilienza nella sua arte, così come io cerco di essere resiliente nella mia. Il testo parla proprio di questo: della resilienza e della difficoltà di riuscire ad affrontare i propri demoni ogni singolo giorno, faccia a faccia contro noi stessi, contro la parte di noi che sconfitta vuole prendere il sopravvento e farci mollare.

Cosa ti ha colpito maggiormente del suo approccio durante le riprese?

È stato straordinariamente collaborativo; si è divertito un mondo e, di riflesso, ha fatto divertire tutti noi. Ha preso il lavoro molto seriamente e ciò che mi ha colpito maggiormente è stato vedere come, per lui, essere presente in un mio videoclip fosse motivo di grande orgoglio. Questa cosa mi ha fatto un immenso piacere perché la stima era assolutamente reciproca: io per lui e lui per me. È riuscito a trasformare l’impegno sul set in un momento davvero molto piacevole.

La troupe racconta con ironia le tue reazioni istintive nelle scene di combattimento: quanto c’è di te, come persona, dietro la “maschera” del performer?

In quel videoclip non saprei quantificare una percentuale precisa. Cerco sempre di essere autentico; anzi, forse sono più me stesso quando sono sul palco e abbraccio la mia musica rispetto a quando vivo la vita reale. Tuttavia, il videoclip è tutta un’altra questione: lì bisogna rapportarsi con una telecamera ed effettivamente è molto più difficile interagire con un obiettivo che con un pubblico in carne ed ossa. Non è stato semplice, ma abbiamo trovato la nostra quadra dopo circa due ore di riprese. Se mi rivedo nel video, rivedo effettivamente quell’energia e quella carica che sento mie e che amo portare durante i concerti. Se invece ci riferiamo alle risate che seguivano la mia paura nel ricevere per davvero il colpo durante la ripresa…ecco si quello sono io, fifone al 100%!

Che tipo di messaggio sociale speri arrivi attraverso questo video?

Spero che attraverso questo video, ma ancor più attraverso il testo del brano e la storia che c’è dietro il mio progetto (motivo per cui nasce questa canzone) si possa riuscire a non perdersi. In questo 2025 che vive sempre più di superficialità e, a mio avviso, di “coccole tecnologiche”, che mortificano il lavoro di chi deve quotidianamente formarsi, creare qualcosa di artisticamente rilevante e donare al prossimo professionalità con la propria arte ed invece premiano chi impiega poco tempo per far lavori semplici e spesso carenti di sostanza, abituando il pubblico abbassare le pretese ed il proprio livello di
attenzione. è fondamentale ricordare che per fare qualcosa (e farla bene) servono sacrificio e tenacia. Quale che sia la propria arte o il proprio campo di indirizzo, sono sicuro che tutti noi se ci “abbiamo messo l’anima” abbiamo attraversato momenti in cui “farcela” sembrava impossibile, momenti in cui gettare la spugna perché il peso è troppo da sopportare. Ecco, vorrei che questo fosse un messaggio per tutti coloro che ci provano dalla mattina alla sera e continuano a lottare per sopravvivere, anche contro quella parte di se stessi che magari sta perdendo la speranza

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